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Il D.M. 363/98: innovazioni
 

Il Decreto interministeriale 363/98 definisce, per le realtà universitarie, le modalità applicative delle disposizioni introdotte dal D.Lgs. 626/94 in materia di sicurezza e prevenzione sul luogo di lavoro.Con tale decreto il Legislatore, pur riconoscendo le particolari esigenze delle università che la differenziano da qualsiasi altra organizzazione aziendale, conferma la piena applicazione delle norme di sicurezza anche negli Atenei.Il DM 363/98 definisce le caratteristiche essenziali del sistema organizzativo e i soggetti responsabili della sua gestione, lasciando però ai singoli Atenei l'individuazione delle modalità applicative che meglio si coniugano con la specificità degli statuti delle varie università.La regia di tutta la gestione della prevenzione viene riportata in capo al Rettore, che agisce con la collaborazione attiva dei

responsabili delle varie strutture. Al Rettore, in particolare, sono assegnati i compiti di assicurare il coordinamento delle attività di prevenzione e protezione, di uniformare le procedure e di presentare periodicamente al Consiglio di Amministrazione, per le determinazioni di competenza, il piano di realizzazione progressiva degli adeguamenti. In tale opera il Rettore è supportato dal Servizio di prevenzione e protezione che ha funzioni specialistiche di consulenza per la programmazione, il coordinamento e la verifica di efficacia delle azioni intraprese oltre che di progettazione degli strumenti gestionali.Il Legislatore poi, per rispettare il diritto di libertà di didattica e di ricerca, ha ritenuto di coinvolgere direttamente quelle figure che svolgono attività di didattica e di ricerca in regime di autonomia organizzativa e decisionale assegnando loro particolari compiti. A tali figure è stato dato il nome di Responsabile dell'attività di didattica o ricerca in laboratorio (di seguito RADRL). Il RADRL assume pertanto un ruolo centrale nel nuovo modello organizzativo della sicurezza all'interno dell'università.Ai fini dell'individuazione di tale soggetto è utile precisare che per laboratorio non si intende solamente il laboratorio in senso stretto, ma qualsiasi ambiente, anche se ubicato all'esterno degli edifici, ove si svolgono attività di ricerca, didattica e di servizio, che comportano l'uso di macchine, apparecchi e attrezzature di lavoro, impianti, prototipi o altri mezzi tecnici, ovvero agenti chimici, fisici e biologici.Al RADRL, relativamente alla propria attività, il Legislatore stesso assegna (ex art. 5 DM 363/98) i seguenti compiti:
 
  • valutare i rischi;
  • individuare i soggetti esposti a rischio;
  • attivarsi per eliminare o ridurre al minimo i rischi in relazione alle conoscenze e al progresso tecnico;
  • attivarsi in occasione di modifiche significative delle attività, affinché venga aggiornato il piano generale di sicurezza d'Ateneo;
  • adottare le misure di prevenzione e protezione prima di porre in essere le attività;
  • attivarsi per la vigilanza sulla corretta applicazione delle misure di prevenzione e protezione;
  • frequentare i corsi di formazione e aggiornamento organizzati dal datore di lavoro
  Il RADRL inoltre deve provvedere direttamente, o avvalendosi di un qualificato collaboratore, all'informazione e formazione di tutti i soggetti esposti a rischio. Deve inoltre provvedere all'informazione dei collaboratori sulle misure di prevenzione e protezione da adottare, al fine di eliminare o ridurre al minimo i rischi, sorvegliandone e verificandone l'operato, con particolare attenzione nei riguardi degli studenti o dei soggetti ad essi equiparati (ex art. 6 DM 363/98).Particolare rilievo assume la definizione di lavoratore data dal DM 363/98, in quanto così come specificato dal D.Lgs. 626/94 essi non sono più soggetti passivi ma soggetti che rivestono un ruolo attivo e propositivo nella gestione della sicurezza nelle proprie attività. Essi sono responsabilizzati nell'operare in maniera coerente con le specifiche operative loro impartite, e sono tenuti a prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle persone presenti sul luogo di lavoro e su cui possono ricadere le conseguenze delle proprie azioni o omissioni.Oltre al personale docente, ricercatore, tecnico e amministrativo dipendente dell'università, il DM 363/98 considera lavoratore anche quello non organicamente strutturato e quello degli enti convenzionati, sia pubblici che privati, che svolge l'attività presso le strutture dell'università, salva diversa determinazione convenzionalmente concordata, nonché gli studenti dei corsi universitari, i dottorandi, gli specializzandi, i tirocinanti, i borsisti ed i soggetti ad essi equiparati, quando frequentano laboratori didattici, di ricerca o di servizio e, in ragione dell'attività specificamente svolta, siano esposti a rischi individuati nel documento di valutazione.
Sulla base di quanto illustrato si possono individuare alcuni problemi connessi con l'applicazione del DM 363/98.Il primo è sicuramente quello relativo al coordinamento delle figure che il Legislatore ha definito come fondamentali nel processo di gestione della prevenzione e sicurezza nelle attività. Risulta infatti evidente come debba esserci un flusso informativo, sotto forma di linee di indirizzo, di obiettivi, di standard e di misure di coordinamento che parte dai vertici (Rettore) diretto verso i singoli soggetti che possono muoversi autonomamente, e da questi ultimi verso i vertici, sia per la verifica del raggiungimento degli obiettivi che per formulare proposte di miglioramento della situazione esistente.Da non sottovalutare il problema dell'uniformità degli strumenti (es. documenti di valutazione dei rischi e procedure operative) con cui i soggetti devono operare in modo tale da poter creare un linguaggio comune, dare importanza strategica uniforme a problemi simili oltre che creare delle sinergie che possano ridurre al minimo l'impiego di energie e risorse.
   
Le motivazioni del programma Pro.Me.Te.O.
  L'Università di Udine per rispondere ai nuovi obblighi di legge ha emanato, con D.R. 565/98, un Regolamento interno per la sicurezza e prevenzione che, oltre a definire come datore di lavoro unico il Rettore istituisce anche il Sistema di prevenzione d'Ateneo (Si.Pr.A.) configurandolo come l'organizzazione trasversale di raccordo e coordinamento di tutti coloro che, nell'ambito delle loro funzioni istituzionali, si occupano di aspetti inerenti o connessi con la sicurezza e prevenzione.Tale sistema è stato pensato facendo riferimento alla metafora del condominio. Il Rettore (l'amministratore del condominio) detta le regole, le linee di indirizzo e gli obiettivi in materia di sicurezza (Programma quadro e Regolamento interno), lasciando che le altre figure (condomini) possano muoversi con autonomia nei limiti di regole di funzionamento generali (regolamento di condominio).Sulla base di tali linee, il Responsabile di Struttura (gestore di piano o di responsabile di scala) regolamenta le attività degli inquilini di piano in modo da garantire che tali linee vengano rispettate, mantenute e siano in linea con quanto stabilito dal Rettore. Tali regole saranno pertanto regole di funzionamento piuttosto che di prescrizione.Il RADRL (gestore dell'appartamento), infine, pur mantenendo l'autonomia di movimento all'interno del sua area operativa deve attenersi alle regole dettate dal Responsabile di Struttura (gestore di piano o di responsabile di scala) così da rispettare le linee e gli indirizzi dettati dal Rettore.I luoghi dell'Università (complesso condominiale) sono suddivisi in due grandi categorie: aree a pericolosità specifica e aree a pericolosità generica. In particolare le aree a pericolosità specifica sono state etichettate dal Servizio prevenzione e protezione per mezzo di un apposito cartello che si trova all'entrata del luogo stesso (aree H o H+). All'interno di tali aree le attività che presentano delle situazioni di rischio per gli operatori sono svolte sotto la responsabilità di uno o più RADRL così come definiti dal DM 363/98.
 

  Ogni area è sovrintesa da un preposto d'area. Al fine di aiutare i soggetti direttamente coinvolti il Servizio di prevenzione e protezione ha messo a punto una serie di strumenti di gestione e monitoraggio (da adottare nell'ambito del programma Pro.M.E.Te.O.).Tali strumenti sono stati progettati perseguendo i seguenti obiettivi:
 
 
  • rispondere in modo completo agli obblighi assegnati dalla legge;
  • rendere minimo l'impegno di tempo a carico dei soggetti destinatari;
  • integrarsi il più possibile nelle attività normalmente divenendo degli strumenti di gestione piuttosto che di semplice adempimento formale;
  • creare un uniformità all'interno dell'Ateneo, creando così possibili sinergie e coordinamento tra strutture ed organi decisionali;
  • essere una base oggettiva per evidenziare al C.d.A., per le eventuali determinazioni di competenza, le carenze o le situazioni particolarmente critiche di una Struttura/Laboratorio.
  Al fine di rendere più efficace il coinvolgimento di tutte le strutture e i soggetti direttamente interessati è stata richiesta la nomina per ogni struttura di un coordinatore per il programma Pro.M.E.Te.O.. Su tale soggetto, qualora non sia Responsabile di Struttura o RADRL non ricadono obblighi e responsabilità particolari se non quella di essere il punto di raccordo tra la Struttura ed il Servizio prevenzione e protezione.In particolare il coordinatore per il progetto Pro.M.E.Te.O. è:il soggetto incaricato dal Responsabile della Struttura di coordinare le operazioni finalizzate all'attuazione del programma Pro.M.E.Te.O. relativamente alle attività della Struttura stessa e di assumere il ruolo di referente della Struttura nell'attuazione del programma Pro.M.E.Te.O. (rapporti con il Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione e con il gruppo di lavoro Pro.M.E.Te.O.).
 
Gli strumenti di gestione e monitoraggio
PGS - Piano di Gestione di Struttura
  P.G.S. (Piano di Gestione della Sicurezza nella Struttura) è il documento che consente di:

auto-definire le regole di gestione della sicurezza nella struttura;
monitorare le attività significative per la salute e la sicurezza e la tenuta del relativo DMS;
individuare i RADRL;· individuare le aree a rischio specifico;
individuare il preposto d'area per le aree a pericolosità specifica (H, H+);
monitorare i soggetti che possono accedere autonomamente fuori orario nella Struttura e i soggetti che hanno accesso ad aree a pericolosità specifica;
elencare le convenzioni stipulate dalla Struttura con Enti o soggetti terzi (ex. art. 10 DM 363/98);
elencare i contratti d'appalto stipulati dalla Struttura (ex. art. 7 DM 626/94);
predisporre il piano di miglioramento della Struttura sulla base delle carenze evidenziate nei vari DMS;

Il PGS diviene un documento ufficiale e va tenuto ed aggiornato costantemente sotto la responsabilità del Responsabile di Struttura.ll PGS rappresenta lo strumento con il quale il Responsabile della Struttura mette a conoscenza tutti gli afferenti alla Struttura dei loro obblighi e competenze dettando regole di gestione ed evidenziando le modalità operative da seguire nel caso vengano attivati particolari aspetti connessi con la prevenzione e sicurezza. Oltre a ciò con il PGS il Responsabile di Struttura può proporre un piano di miglioramento delle condizioni di sicurezza e salute da inoltrare agli organi decisionali dell'Amministrazione per le determinazione di competenza.
   
DMS - Documento di Monitoraggio attività Significative per la salute e la sicurezza
  D.M.S. (Documento di Monitoraggio di attività Significative per la salute e la sicurezza) è il documento che permette al RADRL di:
  • effettuare la valutazione dei rischi;
  • individuare le misure di prevenzione e protezione;
  • redigere le procedure di sicurezza per le attività svolte;
  • individuare i soggetti esposti a rischio in conformità a quanto prescritto dalla legge;
  • individuare le carenze e le situazioni critiche.
  Il DMS va tenuto e mantenuto costantemente aggiornato dal RADRL. È costituito da una serie di schede che permettono un approccio sistematico e standardizzato grazie alla precodifica di:
 
 
  • situazioni significative per la salute e sicurezza;
  • rischi;
  • dispositivi di protezione individuale;
  • dispositivi di protezione collettiva:
  • procedure operative;
  • misure di prevenzione e protezione;
  • misure di emergenza.
  Il DMS permette al RADRL di ottemperare a tutti gli obblighi di cui all'articolo 5 (obblighi ed attribuzioni del Responsabile dell'attività di didattica o ricerca in laboratorio) del DM 363/98, oltre ad essere una base di partenza per il successivo passo dell'accreditamento.Lo stesso DMS può anche essere lo strumento per l'informazione e la formazione poi degli operatori (studenti, tesisti, ...) che si trovino a dover svolgere un'attività a rischio per la prima volta, risultando così strumento utile per rispondere anche agli obblighi di cui all'articolo 6 (formazione e informazione) del decreto stesso.
 
Le fasi del programma Pro.M.E.Te.O.
  Al fine di rendere operativo quanto predisposto dal Gruppo Pro.M.E.Te.O. e di rispettare i tempi di adeguamento che il Consiglio di Amministrazione ha dato alle Strutture per adeguarsi agli standard interni con il Programma 2001 per la prevenzione risulta necessario operare percorrendo le fasi così come indicate nella figura seguente:
 

  Sul sito Web del Servizio di prevenzione e protezione (http://safe.uniud.it) sono disponibili le banche dati Ar.Te.M.I.U.S. (Archivio Tematico delle Mappe Informative di Utilizzazione delle Strutture d'Ateneo) e I.R.I.S. (Infoteca dei Riferimenti Informativi sulla Sicurezza), dove sono presenti utili riferimenti e strumenti informativi di ausilio alle operazioni di gestione della sicurezza e prevenzione in Ateneo e in particolare per l'attuazione del programma Pro.M.E.Te.O.
 
     
     
     
 

 

 
         
         
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