Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81

“Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”
 

 

 

Allegati da XXXIV a LI


 

ALLEGATO XXXIV - Requisiti minimi

Osservazione preliminare.
Gli obblighi previsti dal presente allegato si applicano al fine di realizzare gli obiettivi del titolo VII.
I requisiti minimi previsti dal presente allegato si applicano anche alle attività di cui all'articolo 3, comma 7.

1. Attrezzature

a) Osservazione generale

L'utilizzazione in sé dell'attrezzatura non deve essere fonte di rischio per i lavoratori .

b) Schermo.

La risoluzione dello schermo deve essere tale da garantire una buona definizione, una forma chiara, una grandezza sufficiente dei caratteri e, inoltre, uno spazio adeguato tra essi.

L'immagine sullo schelmo deve essere stabile; esente da farfallamento, tremolio o da altre forme di instabilità.

La brillanza e/o il contrasto di luminanza tra i caratteri e lo sfondo dello schermo devono essere facilmente regolabili da parte dell'utilizzatore del videoterminale e facilmente adattabili alle condizioni ambientali.

Lo schermo deve essere orientabile ed inclinabile liberamente per adeguarsi facilmente alle esigenze dell'utilizzatore.

È possibile utilizzare un sostegno separato per lo schermo o un piano regolabile.

Sullo schermo non devono essere presenti riflessi e riverberi che possano causare disturbi all'utilizzatore durante lo svolgimento della propria attività.

Lo schermo deve essere posizionato di fronte all'operatore in maniera che, anche agendo su eventuali meccanismi di regolazione, lo spigolo superiore dello schermo sia posto un pò più in basso dell'orizzontale che passa per gli occhi dell' operatore e ad una distanza degli occhi pari a circa 50-70 cm, per i posti di lavoro in cui va assunta preferenzialmente la posizione seduta.

c) Tastiera e dispositivi di puntamento.

La tastiera deve essere separata dallo schermo e facilmente regolabile e dotata di meccanismo di variazione della pendenza onde consentire al lavoratore di assumere una posizione confortevole e tale da non provocare l'affaticamento delle braccia e delle mani.

Lo spazio sul piano di lavoro deve consentire un appoggio degli avambracci davanti alla tastiera nel corso della digitazione, tenendo conto delle caratteristiche antropometriche dell'operatore.

La tastiera deve avere una superficie opaca onde evitare i riflessi.

La disposizione della tastiera e le caratteristiche dei tasti devono agevolarne l'uso. I simboli dei tasti devono presentare sufficiente contrasto ed essere leggibili dalla normale posizione di lavoro.

Il mouse o qualsiasi dispositivo di puntamento in dotazione alla postazione di lavoro deve essere posto sullo stesso piano della tastiera, in posizione facilmente raggiungibile e disporre di uno spazio adeguato per il suo uso.

d) Piano di lavoro

Il piano di lavoro deve avere una superficie a basso indice di riflessione, essere stabile, di dimensioni sufficienti a permettere una disposizione flessibile dello schema, della tastiera, dei documenti e del materiale accessorio.

L'altezza del piano di lavoro fissa o regolabile deve essere indicativamente compresa fra 70 e 80 cm. Lo spazio a disposizione deve permettere l'alloggiamento e il movimento degli arti inferiori, nonché l'ingresso del sedile e dei braccioli se presenti.
La profondità del piano di lavoro deve essere tale da assicurare una adeguata distanza visiva dallo schermo.

Il supporto per i documenti deve essere stabile e regolabile e deve essere collocato in modo tale da ridurre al minimo i movimenti della testa e degli occhi.

e) Sedile di lavoro.

Il sedile di lavoro deve essere stabile e permettere all'utilizzatore libertà nei movimenti, nonché una posizione comoda. Il sedile deve avere altezza regolabile in maniera indipendente dallo schienale e dimensioni della seduta adeguate alle caratteristiche antropometriche dell'utilizzatore.

Lo schienale deve fornire un adeguato supporto alla regione dorso-lombare dell'utente. Pertanto deve essere adeguato alle caratteristiche antropometriche dell'utilizzatore e deve avere altezza e inclinazione regolabile nell'ambito di tali regolazioni l'utilizzatore dovrà poter fissare lo schienale nella posizione selezionata.

Lo schienale e la seduta devono avere bordi smussati r materiali devono presentare un livello di permeabilità tali da non compromettere il comfort dell'utente e pulibili.

Il sedile deve essere dotato di un meccanismo girevole per facilitare i cambi di posizione e deve poter essere spostato agevolmente secondo le necessità dell'utilizzatore.

Un poggiapiedi sarà messo a disposizione di coloro che lo desiderino per far assumere una postura adeguata agli arti inferiori. Il poggiapiedi non deve spostarsi involontariamente durante il suo uso.

f) Computer portatili

L'impiego prolungato dei computer portatili necessita della fornitura di una tastiera e di un mouse o altro dispositivo di puntamento esterni nonché di un idoneo supporto che consenta il corretto posizionamento dello schermo.

2. Ambiente

a) Spazio

Il posto di lavoro deve essere ben dimensionato e allestito in modo che vi sia spazio sufficiente per permettere cambiamenti di posizione e movimenti operativi.

b) Illuminazione

L'illuminazione generale e specifica (lampade da tavolo) deve garantire un illuminamento sufficiente e un contrasto appropriato tra lo schermo e l'ambiente circostante, tenuto conto delle caratteristiche del lavoro e delle esigenze visive dell'utilizzatore.

Riflessi sullo schermo, eccessivi contrasti di luminanza e abbagliamenti dell'operatore devono essere evitati disponendo la postazione di lavoro in funzione dell'ubicazione delle fonti di luce naturale e artificiale.
Si dovrà tener conto dell' esistenza di finestre, pareti trasparenti o traslucide, pareti e attrezzature di colore chiaro che possono determinare fenomeni di abbagliamento diretto e/o indiretto e/o riflessi sullo schermo.

Le finestre devono essere munite di un opportuno dispositivo di copertura regolabile per attenuare la luce diurna che illumina il posto di lavoro.

d) Rumore

Il rumore emesso dalle attrezzature presenti nel posto di lavoro non deve perturbare l'attenzione e la comunicazione verbale.

f) Radiazioni

Tutte le radiazioni, eccezion fatta per la pane visibile dello spettro elettromagnetico, devono essere ridotte a livelli trascurabili dal punto di vista della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori

e) Parametri microclimatici

Le condizioni microclimatiche non devono essere causa di discomfort per i lavoratori.
Le attrezzature in dotazione al posto di lavoro non devono produrre un eccesso di calore che possa essere fonte di discomfort per i lavoratori.

3. Intertaccia elaboratore/uomo
All'atto dell'elaborazione, della scelta, dell'acquisto del software, o allorchè questo venga modificato, come anche nel definire le mansioni che implicano l'utilizzazione di unità videoterminali, il datore di lavoro terrà conto dei seguenti fattori:
a) il software deve essere adeguato alla mansione da svolgere;
b) il software deve essere di facile uso adeguato al livello di conoscenza e di esperienza dell'utilizzatore. Inoltre nessun dispositivo di controllo quantitativo o qualitativo può essere utilizzato all'insaputa dei lavoratori;
c) il software deve essere strutturato in modo tale da fornire ai lavoratori indicazioni comprensibili sul corretto svolgimento dell'attività;
d) i sistemi devono fornire l'informazione di un formato e ad un ritmo adeguato agli operatori;
e) i principi dell'ergonomia devono essere applicati in particolare all'elaborazione dell'informazione da parte dell'uomo.

 


ALLEGATO XXXV - VIBRAZIONI

A. Vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio

1. Valutazione dell'esposizione.
La valutazione del livello di esposizione alle vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio si basa principalmente sul calcolo del valore dell'esposizione giornaliera normalizzato a un periodo di riferimento di 8 ore, A (8), calcolato come radice quadrata della somma dei quadrati (valore totale)
dei valori quadratici medi delle accelerazioni ponderate in frequenza, determinati sui tre assi ortogonali (ahwx, ahwy, ahwz) conformemente alla norma UNI EN ISO 5349-1 (2004) che viene qui adottata in toto.
La valutazione del livello di esposizione può essere effettuata sulla base di una stima fondata sulle informazioni relative al livello di emissione delle attrezzature di lavoro utilizzate, fornite dai fabbricanti, e sull'osservazione delle specifiche pratiche di lavoro, oppure attraverso una misurazione. Come elementi di riferimento possono essere utilizzate anche le banche dati dell'ISPESL e delle regioni contenenti i livelli di esposizione professionale alle vibrazioni.
Le linee guida per la valutazione delle vibrazioni dell'ISPESL e delle regioni hanno valore di norma i buona tecnica.

2. Misurazione.
Qualora si proceda alla misurazione:
a) i metodi utilizzati possono includere la campionatura, purché sia rappresentativa dell'esposizione di un lavoratore alle vibrazioni meccaniche considerate; i metodi e le apparecchiature utilizzati devono essere adattati alle particolari caratteristiche delle vibrazioni meccaniche da misurare, ai fattori ambientali e alle caratteristiche dell'apparecchio di misurazione, conformemente alla norma ISO 5349-2 (2001);
b) nel caso di attrezzature che devono essere tenute con entrambe le mani, la misurazione e' eseguita su ogni mano. L'esposizione è determinata facendo riferimento al più alto dei due valori; deve essere inoltre fornita l'informazione relativa all'altra mano

3. Interferenze.
Le disposizioni dell'articolo 202, comma 5, lettera d), si applicano in particolare nei casi in cui le vibrazioni meccaniche ostacolano il corretto uso manuale dei comandi o la lettura degli indicatori.

4. Rischi indiretti.
Le disposizioni dell'articolo 202, comma 5, lettera d), si applicano in particolare nei casi in cui le vibrazioni meccaniche incidono sulla stabilità delle strutture o sulla buona tenuta delle giunzioni.

5. Attrezzature di protezione individuale.
Attrezzature di protezione individuale contro le vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio possono contribuire al programma di misure di cui all'articolo 203, comma 1.

B. Vibrazioni trasmesse al corpo intero.

1. Valutazione dell'esposizione.
La valutazione del livello di esposizione alle vibrazioni si basa sul calcolo dell'esposizione giornaliera A (8) espressa come l'accelerazione continua equivalente su 8 ore, calcolata come il più alto dei valori quadratici medi delle accelerazioni ponderate in frequenza, determinati sui tre assi ortogonali (1,4·awx, l,4·awy, 1·awz, per un lavoratore seduto o in piedi), conformemente alla norma ISO 2631-1 (1997) che viene qui adottata in toto.
La valutazione del livello di esposizione può essere effettuata sulla base di una stima fondata sulle informazioni relative al livello di emissione delle attrezzature di lavoro utilizzate, fomite dai fabbricanti, e sull'osservazione delle specifiche pratiche di lavoro, oppure attraverso una misurazione. Come elementi di riferimento possono essere utilizzate anche le banche dati dell'ISPESL e delle regioni contenenti livelli di esposizione professionale alle vibrazioni.
Le linee guida per la valutazione delle vibrazioni dell'ISPESL e delle regioni hanno valore di norma i buona tecnica.
Per quanto riguarda la navigazione marittima, si prendono in considerazione, ai fini della valutazione degli. effetti cronici sulla salute, solo le vibrazioni di frequenza superiore a 1 Hz.

2. Misurazione.
Qualora si proceda alla misurazione, i mètodi utilizzati possono includere la campionatura, purché sia rappresentativa dell'esposizione di un lavoratore alle vibrazioni meccaniche considerate. I metodi utilizzati devono essere adeguati alle particolari caratteristiche delle vibrazioni meccaniche da misurare, ai fattori ambientali e alle caratteristiche dell'apparecchio di misurazione. I metodi rispondenti a norme di buona tecnica si considerano adeguati a quanto richiesto dal presente punto.

3. Interferenze.
Le disposizioni dell'articolo 202, comma 5, lettera d), si applicano in particolare nei casi in cui le vibrazioni meccaniche ostacolano il corretto uso manuale dei comandi o la lettura degli indicatori.

4. Rischi indiretti.
Le disposizioni dell'articolo 202, comma 5, lettera d), si applicano in particolare nei casi in cui le vibrazioni meccaniche incidono sulla stabilità delle strutture o sulla buona tenuta delle giunzioni.

5. Prolungamento dell'esposizione.
Le disposizioni dell'articolo 202, comma 5, lettera g), si applicano in particolare nei casi in cui, data la natura dell'attività' svolta, un lavoratore utilizza locali di riposo e ricreazione messi a disposizione dal datore di lavoro; tranne nei casi di forza maggiore, l'esposizione del corpo intero alle vibrazioni in tali locali deve essere ridotto a un livello compatibile con le funzioni e condizioni di utilizzazione di tali locali.

 


ALLEGATO XXXVI - VALORI LIMITE DI ESPOSIZIONE E VALORI DI AZIONE PER I CAMPI ELETTROMAGNETICI

Le seguenti grandezze fisiche sono utilizzate per descrivere l'esposizione ai campi elettromagnetici:
Corrente di contatto (IC). La corrente che fluisce al contatto tra un individuo ed un oggetto conduttore caricato dal campo elettromagnetico. La corrente di contatto è espressa in Ampere (A).
Corrente indotta attraverso gli arti (IL). La corrente indotta attraverso qualsiasi arto, a frequenze comprese tra 10 e 110 MHz, espressa in Ampere (A).
Densità di corrente (J). È definita come la corrente che passa attraverso una sezione unitaria perpendicolare alla sua direzione in un volume conduttore quale il corpo umano o una sua parte. È espressa in Ampere per metro quadro (A/m2).
Intensità di campo elettrico.  È una grandezza vettoriale (E) che corrisponde alla forza esercitata su una particella carica indipendentemente dal suo movimento nello spazio. È espressa in Volt per metro (V/m)
Intensità di campo magnetico. È una grandezza vettoriale (H) che, assieme all'induzione magnetica, specifica un campo magnetico in qualunque punto dello spazio. È espressa in Ampere per metro (A/m).
Induzione magnetica. È una grandezza vettoriale (B) che determina una forza agente sulle cariche in movimento. È espressa in Tesla (T). Nello spazio libero e nei materiali biologici l'induzione magnetica e l'intensità del campo magnetico sono legate dall'equazione l A m-1 = 4
p 10-7 T.
Densità di potenza (S). Questa grandezza si impiega nel caso delle frequenze molto alte per le quali la profondità di penetrazione nel corpo è modesta. Si tratta della potenza radiante incidente perpendicolarmente a una superficie, divisa per l'area della superficie in questione ed è espressa in Watt per metro quadro (W/m2).
Assorbimento specifico di energia (SA). Si definisce come l'energia assorbita per unità di massa di tessuto biologico e si esprime in Joule per chilogrammo (J/kg). Nella presente direttiva esso si impiega per limitare gli effetti non termici derivanti da esposizioni a microonde pulsate.
Tasso di assorbimento specifico di energia (SAR). Si tratta del valore mediato su tutto il corpo o su alcune parti di esso, del tasso di assorbimento di energia per unità di massa di tessuto corporeo ed è espresso in Watt per chilogrammo (W/kg). Il SAR a corpo intero è una misura ampiamente accettata per porre in rapporto gli effetti termici nocivi dell'esposizione a radiofrequenze (RF). Oltre al valore del SAR mediato su tutto il corpo, sono necessari anche valori locali del SAR per valutare e limitare la deposizione eccessiva di energia in parti piccole del corpo conseguenti a particolari condizioni di esposizione, quali ad esempio il caso di un individuo in contatto con la terra, esposto a RF dell'ordine di pochi MHz e di individui esposti nel campo vicino di un'antenna.
Tra le grandezze sopra citate, possono essere misurate direttamente l'induzione magnetica, la corrente indotta attraverso gli arti c la corrente di contatto, le intensità di campo elettrico e magnetico, e la densità di potenza.

A. VALORI LIMITE DI ESPOSIZIONE
Per specificare i valori limite di esposizione relativi ai campi elettromagnetici, a seconda della frequenza, sono utilizzate le seguenti grandezze fisiche:
• sono definiti valori limite di esposizione per la densità di corrente relativamente ai campi variabili nel tempo fino a 1 Hz, al fine di prevenire effetti sul sistema cardiovascolare e sul sistema nervoso centrale;
• fra 1 Hz e l0 MHz sono definiti valori limite di esposizione per la densità di corrente, in modo da prevenire effetti sulle funzioni del sistema nervoso;
• fra 100 kHz e 10 GHz sono definiti valori limite di esposizione per il SAR in modo da prevenire stress termico sul corpo intero ed eccessivo riscaldamento localizzato dei tessuti. Nell'intervallo di frequenza compreso fra 100 kHz e 10 MHz, i valori limite di esposizione previsti si riferiscono sia alla densità di corrente che al SAR;
• fra 10 GHz e 300 GHz sono definiti valori limite di esposizione per la densità di potenza al fine di prevenire l'eccessivo riscaldamento dei tessuti della superficie del corpo o in prossimità della stessa.

TABELLA 1 - Valori limite di esposizione (articolo 188, comma 1).
Tutte le condizioni devono essere rispettate.

 

Intervallo di frequenza

Densità corrente per corpo e tronco J (mA/m2) (rms)

SAR mediato sul corpo intero (W/kg)

SAR localizzato (capo e tronco) (W/kg)

SAR localizzato (arti) (W/kg)

Densità di potenza (W/m2)

Fino a 1 Hz

40

/

/

/

/

1-4 Hz

40/f

/

/

/

/

4-1000 Hz

10

/

/

/

/

1000 Hz - 100 kHz

f/100

/

/

/

/

100 kHz - 10 Mhz

f/100

0,4

10

20

/

10 MHz - 10 GHz

/

0,4

10

20

/

10 - 300 GHz

/

/

/

/

50


Note:
1. f è la frequenza in Hertz.
2. I valori limite di esposizione per la densità di corrente si prefiggono di proteggere dagli effetti acuti, risultanti dall'esposizione, sui tessuti del sistema nervoso centrale nella testa e nel torace. I valori limite di esposizione nell'intervallo di frequenza compreso fra 1 Hz e 10 MHz sono basati sugli effetti nocivi accertati sul sistema nervoso centrale. Tali effetti acuti sono essenzialmente istantanei e non v'è alcuna giustificazione scientifica per modificare i valori limite di esposizione nel caso di esposizioni di breve durata. Tuttavia, poiché i valori limite di esposizione si riferiscono agli effetti nocivi sul sistema nervoso centrale, essi possono permettere densità di corrente più elevate in tessuti corporei diversi dal sistema nervoso centrale a parità di condizioni di esposizione.
3. Data la non omogeneità elettrica del corpo, le densità di corrente dovrebbero essere calcolate come medie su una sezione di 1 cm2 perpendicolare alla direzione della corrente.
4. Per le frequenze fino a 100 kHz, i valori di picco della densità di corrente possono essere ottenuti moltiplicando il valore efficace rms per (2)1/2
5. Per le frequenze fino a 100 kHz e per i campi magnetici pulsati, la massima densità di corrente associata agli impulsi può essere calcolata in base ai tempi di salita/discesa e al tasso massimo di variazione dell'induzione magnetica. La densità di corrente indotta può essere confrontata con il corrispondente valore limite di esposizione. Per gli impulsi di durata tp la frequenza equivalente per l'applicazione dei limiti di esposizione va calcolata come f = 1/(2tp).
6. Tutti i valori di SAR devono essere ottenuti come media su un qualsiasi periodo di 6 minuti.
7. La massa adottata per mediare il SAR localizzato è pari a ogni 10 g di tessuto contiguo. Il SAR massimo ottenuto in tal modo costituisce il valore impiegato per la stima dell'esposizione.
Si intende che i suddetti 10 g di tessuto devono essere una massa di tessuto contiguo con proprietà elettriche quasi omogenee. Nello specificare una massa contigua di tessuto, si riconosce che tale concetto può essere utilizzato nella dosimetria numerica ma che può presentare difficoltà per le misurazioni tisiche dirette. Può essere utilizzata una geometria semplice quale una massa cubica dì tessuto, purché le grandezze dosimetriche calcolate assumano valori conservativi rispetto alle linee guida in materia di esposizione.
8. Per esposizioni pulsate nella gamma di frequenza compresa fra 0,3 e 10 GHz e per esposizioni localizzate del capo, allo scopo di limitare ed evitare effetti uditi vi causati da espansione termoelastica, si raccomanda un ulteriore valore limite di esposizione. Tale limite è rappresentato dall'assorbimento specifico (SA) che non dovrebbe superare 10 mJ/kg calcolato come media su 10 g di tessuto.
9. Le densità di potenza sono ottenute come media su una qualsiasi superficie esposta di 20 cm2 e su un qualsiasi periodo di 68/f1,05 minuti (f in GHz) per compensare la graduale diminuzione della profondità di penetrazione con l'aumento della frequenza. Le massime densità di potenza nello spazio, mediate su una superficie di 1 cm2, non dovrebbero superare 20 volte il valore di 50 W/m2.
10. Per quanto riguarda i campi elettromagnetici pulsati o transitori o in generale per quanto riguarda l'esposizione simultanea a campi di frequenza diversa, è necessario adottare metodi appropriati di valutazione, misurazione e/o calcolo in grado di analizzare le caratteristiche delle forme d'onda e la natura delle interazioni biologiche, tenendo conto delle norme armonizzate europee elaborate dal CENELEC.

B. VALORI DI AZIONE
I valori di azione di cui alla tabella 2 sono ottenuti a partire dai valori limite di esposizione secondo le basi razionali utilizzate dalla Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ICNIRP) nelle sue linee guida sulla limitazione dell'esposizione alle radiazioni non ionizzanti (ICNTRP 7/99).

TABELLA 2 - Valori di azione (art. 188, comma 2)
[valori efficaci (rms) imperturbati]

 

Intervallo di frequenza

Intensità di campo elettrico E(V/m)

Intensità di campo, magnetico H(A/m)

Induzione magnetica B(µT)

Densità di potenza di onda piana Seq (W/m2)

Corrente di contatto, Ic (mA)

Corrente indotta attraverso gli arti IL(mA)

0 - 1 Hz

/

1,63 x 105

2 x 105

/

1,0

/

1- 8 Hz

20000

1,63x105/f2

2 x 105/f2

/

1.0

/

8 - 25 Hz

20000

2 x 104/f

2,5 x 104/f

/

1,0

/

0,025 -0,82 kHz

500/f

20/f

25/f

/

1,0

/

0,82 - 2,5kHz

610

24,4

30,7

/

1,0

/

2,5 - 65kHz

610

24,4

30,7

/

0,4f

/

65 - 100kHz

610

1600/f

2000/f

/

0,4f

/

0,1- 1MHz

610

1,6/f

2/f

/

40

/

1 - 10MHz

610/f

1,6/f

2/f

/

40

/

10 - 110MHz

61

0,16

0,2

10

40

100

110 - 400MHz

61

0,16

0,2

10

/

/

400 -2000MHz

3f1/2

0,008f1/2

0,01f1/2

f/40

/

/

2 - 300GHz

137

0,36

0,45

50

/

/


Note:
1. f è la frequenza espressa nelle unità indicate nella colonna relativa all'intervallo di frequenza.
2. Per le frequenze comprese fra 100 kHz e 10 GHz, Seq, E2, H2, B2 e IL devono essere calcolali come medie su un qualsiasi periodo di 6 minuti.
3. Per le frequenze che superano 10 GHz, Seq, E2, H2 e B2 devono essere calcolati come medie su un qualsiasi periodo di 68/f1,05 minuti (f in GHz).
4. Per le frequenze fino a 100 kHz, i valori di azione di picco per le intensità di campo possono essere ottenuti moltiplicando il valore efficace rms per (2)1/2. Per gli impulsi di durata tp la frequenza equivalente da applicare per i valori di azione va calcolata come f = 1/(2tp).
Per le frequenze comprese tra 100 kHz e 10 MHz, i valori di azione di picco per le intensità di campo sono calcolati moltiplicando i pertinenti valori efficaci (rms) per 10a, dove a = (0,665 log (f/10) + 0,176), f in Hz.
Per le frequenze comprese tra 10 MHz e 300 GHz, i valori di azione di picco sono calcolati moltiplicando i valori efficaci (rms) corrispondenti per 32 nel caso delle intensità di campo e per 1000 nel caso della densità di potenza di onda piana equivalente.
5. Per quanto riguarda i campi elettromagnetici pulsati o transitori o in generale l'esposizione simultanea a campi di frequenza diversa, è necessario adottare metodi appropriati di valutazione, misurazione e/o calcolo in grado di analizzare le caratteristiche delle forme d'onda e la natura delle interazioni biologiche, tenendo conto delle norme armonizzate europee elaborate dal CENELEC.
6. Per i valori di picco di campi elettromagnetici pulsati modulati si propone inoltre che, per le frequenze portanti che superano 10 MHz, Seq valutato come media sulla durata dell'impulso non superi di 1000 volte i valori di azione per Seq, o che l'intensità di campo non superi di 32 volte i valori di azione dell'intensità di campo alla frequenza portante.

 



ALLEGATO XXXVII - RADIAZIONI OTTICHE

PARTE I - RADIAZIONI OTTICHE NON COERENTI


I valori limite di esposizione alle radiazioni ottiche, pertinenti dal punto di vista biofisico, possono essere determinati con le formule seguenti. Le formule da usare dipendono dal tipo della radiazione emessa dalla sorgente e i risultati devono essere comparati con i corrispondenti valori limite di esposizione indicati nella tabella 1.1. Per una determinata sorgente di radiazioni ottiche possono essere pertinenti più valori di esposizione e corrispondenti limiti di esposizione.

Le lettere da a) a o) si riferiscono alle corrispondenti righe della tabella 1.1.
___



Ai fini della direttiva, le formule di cui sopra possono essere sostituite dalle seguenti espressioni e dall'utilizzo dei valori discreti che figurano nelle tabelle successive:

Note

El (λ,t), El

irradianza spettrale o densità di potenza spettrale: la potenza radiante incidente per unità di area su una superficie, espressa in watt su metro quadrato per nanometro [W m-2 nm-1]; i valori di El (λ,t) ed Eλ sono il risultato di misurazioni o possono essere forniti dal fabbricante delle attrezzature;

Eeff

irradianza efficace (gamma UV): irradianza calcolata nell'intervallo di lunghezza d'onda UV da 180 a 400 nm, ponderata spettralmente con S (λ), espressa in watt su metro quadrato [W m-2];

H

esposizione radiante: integrale nel tempo dell'irradianza, espressa in joule su metro quadrato g m-2];

Heff

esposizione radiante efficace: esposizione radiante ponderata spettralmente con S N, espressa in joule su metro quadrato g m- 2];

EUVA

irradianza totale (UVA): irradianza calcolata nell'intervallo di lunghezza d'onda UVA da 315 a 400 nm, espressa in watt su metro quadrato [W m-2];

HUVA

esposizione radiante: integrale o somma nel tempo e nella lunghezza d'onda dell'irradianza nell'intervallo di lunghezza d'onda UVA da 315 a 400 nm, espressa in joule su metro quadrato g m-2];

S (λ)

fattore di peso spettrale, che tiene conto della dipendenza dalla lunghezza d'onda degli effetti sulla salute delle radiazioni UV sull'occhio e sulla cute (tabella 1.2) [adimensionale];

t, Δt

tempo, durata dell'esposizione, espressi in secondi [s];

λ

lunghezza d'onda, espressa in nanometri [nm];

Δλ

larghezza di banda, espressa in nanometri [nm], degli intervalli di calcolo o di misurazione;

Ll (λ), Lλ

radianza spettrale della sorgente, espressa in watt su metro quadrato per steradiante per nanometro [W m-2 sr-1 nm-1];

R (λ)

fattore di peso spettrale, che tiene conto della dipendenza dalla lunghezza d'onda delle lesioni termiche provocate sull'occhio dalle radiazioni visibili e IRA (tabella 1.3) [adimensionale];

LR

radianza efficace (lesione termica): radianza calcolata ponderata spettralmente con R N, espressa in watt su metro quadrato per steradiante [W m-2 sr-2];

B (λ)

ponderazione spettrale, che tiene conto della dipendenza dalla lunghezza d'onda della lesione fotochimica provocata all'occhio dalla radiazione di luce blu (tabella 1.3) [adimensionale];

LB

radianza efficace (luce blu): radianza calcolata ponderata spettralmente con B N, espressa in watt su metro quadrato per steradiante [W m-2 sr -1];

EB

irradianza efficace (luce blu): irradianza calcolata ponderata spettralmente con B (λ) espressa in watt su metro quadrato [W m-2];

EIR

irradianza totale (lesione termica): irradianza calcolata nell'intervallo di lunghezze d'onda dell'infrarosso da 780 nm a 3 000 nm, espressa in watt su metro quadrato [W m-2];

Eskin

irradianza totale (visibile, IRA e IRB): irradianza calcolata nell'intervallo di lunghezze d'onda visibili e dell'infrarosso da 380 nm a 3 000 nm, espressa in watt su metro quadrato [W m-2];

Hskin

esposizione radiante: integrale o somma nel tempo e nella lunghezza d'onda dell'irradianza nell'intervallo di lunghezze d'onda visibili e dell'infrarosso da 380 nm a 3 000 nm, espressa in joule su metro quadrato (j m­2);

a

angolo sotteso: angolo sotteso da una sorgente apparente, visto in un punto nello spazio, espresso in milliradianti (mrad). La sorgente apparente è l'oggetto reale o virtuale che forma l'immagine retinica più piccola possibile.

 

 


Tabella 1.1 - Valori limite di esposizione per radiazioni ottiche non coerenti
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___

Nota 1: L'intervallo di lunghezze d'onda 300-700 nm copre in parte gli UVB, tutti gli UVA e la maggior parte delle radiazioni visibili; tuttavia il rischio associato è normalmente denominato rischio da "luce blu". In senso stretto la luce blu riguarda soltanto approssimativamente l'intervallo 400-490 nm.
Nota 2: Per la fissazione costante di sorgenti piccolissime che sottendono angoli <11 mrad, LB può essere convertito in EB. Ciò si applica di solito solo agli strumenti oftalmici o all'occhio stabilizzato sotto anestesia. Il "tempo di fissazione» massimo è dato da tmax = 100/Eb dove Eb è espressa in W m-2. Considerati i movimenti dell'occhio durante compiti visivi normali questo valore non supera i 100 s.
___

Tabella 1.2 - S (λ) [adimensionale], da 180 mn a 400 nm

 

λ in nm

S (λ)

λ in nm

S (λ)

λ in nm

S (λ)

λ in nm

S (λ)

λ in nm

S (λ)

180

0,0120

228

0,1737

276

0,9434

324

0,000520

372

0,000086

181

0,0126

229

0,1819

277

0,9272

325

0,000500

373

0,000083

182

0,0132

230

0,1900

278

0,9112

326

0,000479

374

0,000080

183

0,0138

231

0,1995

279

0,8954

327

0,000459

375

0,000077

184

0,0144

232

0,2089

280

0,8800

328

0,000440

376

0,000074

185

0,0151

233

0,2188

281

0,8568

329

0,000425

377

0,000072

186

0,0158

234

0,2292

282

0,8342

330

0,000410

378

0,000069

187

0,0166

235

0,2400

283

0,8122

331

0,000396

379

0,000066

188

0,0173

236

0,2510

284

0,7908

332

0,000383

380

0,000064

189

0,0181

237

0,2624

285

0,7700

333

0,000370

381

0,000062

190

0,0190

238

0,2744

286

0,7420

334

0,000355

382

0,000059

191

0,0199

239

0,2869

287

0,7151

335

0,000340

383

0,000057

192

0,0208

240

0,3000

288

0,6891

336

0,000327

384

0,000055

193

0,0218

241

0,3111

289

0,6641

337

0,000315

385

0,000053

194

0,0228

242

0,3227

290

0,6400

338

0,000303

386

0,000051

195

0,0239

243

0,3347

291

0,6186

339

0,000291

387

0,000049

196

0,0250

244

0,3471

292

0,5980

340

0,000280

388

0,000047

197

0,0262

245

0,3600

293

0,5780

341

0,000271

389

0,000046

198

0,0274

246

0,3730

294

0,5587

342

0,000263

390

0,000044

199

0,0287

247

0,3865

295

0,5400

343

0,000255

391

0,000042

200

0,0300

248

0,4005

296

0,4984

344

0,000248

392

0,000041

201

0,0334

249

0,4150

297

0,4600

345

0,000240

393

0,000039

202

0,0371

250

0,4300

298

0,3989

346

0,000231

394

0,000037

203

0,0412

251

0,4465

299

0,3459

347

0,000223

395

0,000036

204

0,0459

252

0,4637

300

0,3000

348

0,000215

396

0,000035

205

0,0510

253

0,4815

301

0,2210

349

0,000207

397

0,000033

206

0,0551

254

0,5000

302

0,1629

350

0,000200

398

0,000032

207

0,0595

255

0,5200

303

0,1200

351

0,000191

399

0,000031

208

0,0643

256

0,5437

304

0,0849

352

0,000183

400

0,000030

209

0,0694

257

0,5685

305

0,0600

353

0,000175

.

.

210

0,0750

258

0,5945

306

0,0454

354

0,000167

.

.

211

0,0786

259

0,6216

307

0,0344

355

0,000160

.

.

212

0,0824

260

0,6500

308

0,0260

356

0,000153

.

.

213

0,0864

261

0,6792

309

0,0197

357

0,000147

.

.

214

0,0906

262

0,7098

310

0,0150

358

0,000141

.

.

215

0,0950

263

0,7417

311

0,0111

359

0,000136

.

.

216

0,0995

264

0,7751

312

0,0081

360

0,000130

.

.

217

0,1043

265

0,8100

313

0,0060

361

0,000126

.

.

218

0,1093

266

0,8449

314

0,0042

362

0,000122

.

.

219

0,1145

267

0,8812

315

0,0030

363

0,000118

.

.

220

0,1200

268

0,9192

316

0,0024

364

0,000114

.

.

221

0,1257

269

0,9587

317

0,0020

365

0,000110

.

.

222

0,1316

270

1,0000

318

0,0016

366

0,000106

.

.

223

0,1378

271

0,9919

319

0,0012

367

0,000103

.

.

224

0,1444

272

0,9838

320

0,0010

368

0,000099

.

.

225

0,1500

273

0,9758

321

0,000819

369

0,000096

 

 

226

0,1583

274

0,9679

322

0,000670

370

0,000093

 

 

227

0,1658

275

0,9600

323

0,000540

371

0,000090

 

 


Tabella 1.3 - B (λ), R (λ) [adimensionale], da 380 mn a 1 400 nm

 

λ in nm

B (λ)

R (λ)

300 < λ < 380

0,01

-

380

0,01

0,1

385

0,013

0,13

390

0,025

0,25

395

0,05

0,5

400

0,1

1

405

0,2

2

410

0,4

4

415

0,8

8

420

0,9

9

425

0,95

9,5

430

0,98

9,8

435

1

10

440

1

10

445

0,97

9,7

450

0,94

9,4

455

0,9

9

460

0,8

8

465

0,7

7

470

0,62

6,2

475

0,55

5,5

480

0,45

4,5

485

0,32

3,2

490

0,22

2,2

495

0,16

1,6

500

0,1

1

500 < λ < 600

100,02·(450-λ)

1

600 < λ < 700

0,001

1

700 < λ < 1 050

-

100,002·(700-λ)

1 050 < λ < 1 150

-

0,2

1 150 < λ < 1 200

-

0,2 · 100·02·(1150-λ)

1 200 < λ < 1 400

-

0,02



PARTE II - RADIAZIONI LASER

I valori di esposizione alle radiazioni ottiche pertinenti dal punto di vista biofisico, possono essere determinati con le formule seguenti. La formula da usare dipende dalla lunghezza d'onda e dalla durata delle radiazioni emesse dalla sorgente e i risultati devono essere comparati con i corrispondenti valori limite di esposizione di cui alle tabelle da 2.2 a 2.4. Per una determinata sorgente di radiazione laser possono essere pertinenti più valori di esposizione e corrispondenti limiti di esposizione.

I coefficienti usati come fattori di calcolo nelle tabelle da 2.2 a 2.4 sono riportati nella tabella 2.5 e i fattori di correzione per l'esposizione ripetuta nella tabella 2.6.
___


___

Note:

 

dP

potenza, espressa in watt [W];

dA

superficie, espressa in metri quadrati [m2];

E(t), E

 irradianza o densità di potenza: la potenza radiante incidente per unità di area su una superficie generalmente espressa in watt su metro quadrato [W m-2]. I valori E(t) ed E sono il risultato di misurazioni o possono essere indicati dal fabbricante delle attrezzature;

H

 esposizione radiante: integrale nel tempo dell'irradianza, espressa in joule su metro quadrato g m-2];

t

tempo, durata dell'esposizione, in secondi [s];

λ

lunghezza d'onda, espressa in nanometri [nm];

Y

angolo del cono che limita il campo di vista per la misurazione, espresso in milliradianti [mrad];

Ym

campo di vista per la misurazione, espresso in milliradianti [mrad];

a

angolo sotteso da una sorgente, espresso in milliradianti [mrad];

 

apertura limite: superficie circolare su cui si basa la media dell'irradianza e dell'esposizione radiante;

G

radianza integrata: integrale della radianza su un determinato tempo di esposizione, espresso come energia radiante per unità di area di una superficie radiante per unità dell'angolo solido di emissione, espressa in joule su metro quadrato per steradiante [J m-2 sr-1]


Tabella 2.1 - Rischi delle radiazioni

 

Lunghezza d'onda [nm] λ

Campo di radiazione

Organo interessato

Rischio

Tabella dei valori limite di esposizione

da 180 a 400

UV

occhio

danno fotochimico e danno termico

2.2, 2.3

da 180 a 400

UV

cute

eritema

2.4

da 400 a 700

visibile

occhio

danno alla retina

2.2

da 400 a 600

visibile

occhio

danno fotochimico

2.3

da 400 a 700

visibile

cute

danno termico

2.4

da 700 a 1 400

IRA

occhio

danno termico

2.2, 2.3

da 700 a 1 400

IRA

cute

danno termico

2.4

da 1400 a 2 600

IRB

occhio

danno termico

2.2

da 2 600 a 106

IRC

occhio

danno termico

2.2

da 1 400 a 106

IRB, IRC

occhio

danno termico

2.3

da 1 400 a 106

IRB, IRC

cute

danno termico

2.4


Tabella 2.2 - Valori limite di esposizione dell'occhio a radiazioni laser - Durata di esposizione breve < 10 s


Tabella 2.3 - Valori limite di esposizione dell'occhio a radiazioni laser - Durata di esposizione lunga > 10 s


Tabella 2.4 - Valori limite di esposizione della cute a radiazioni laser


Tabella 2.5 - Fattori di correzione applicati e altri parametri di calcolo

Parametri elencati dall'ICNIRP

Regione spettrale valida (nm)

Valore o descrizione

CA

λ < 700

CA = 1,0

700-1 050

CA = 100·002(λ- 700)

1 050-1 400

CA = 5,0

CB

400-450

CB = 1,0

450-700

CB = 100,02(λ-450)

Cc

700-1 150

Cc = 1.0

1 150-1 200

Cc = 100,018(λ-1150)

1 200-1 400

Cc = 8,0

T1

λ < 450

T1 = 10 s

450-500

T1 = 10 · [100,02 (λ-450)]s

λ > 500

T1 = 100 s

Parametri elencati dall'ICNIRP

Valido per effetto biologico

Valore o descrizione

amin

tutti gli effetti termici

amin = 1,5 mrad

Parametri elencati dall'ICNIRP

Intervallo angolare valido
(mrad)

Valore o descrizione

CE

a < amin

CE = 1,0

amin < a < 100

CE = a/amin

a > 100

CE= a2/(amin · amin) mrad con amax = 100 mrad

T2

a< 1,5

T2 = 10 S

1,5 < a < 100

T2 = 10 · [10 (a -1,5)/98,5] s

a > 100

T2 = 1 00 S

Parametri elencati dall'ICNIRP

Intervallo temporale valido per l'esposizione (s)

Valore o descrizione

Y

t < 100

y = 11 [mrad]

100 < t < 104

y = 1,1 t0,5 [mrad]

t > 104

y = 110 [mrad]


Tabella 2.6  - Correzione per esposizioni ripetute

Per tutte le esposizioni ripetute, derivanti da sistemi laser a impulsi ripetitivi o a scansione, dovrebbero essere applicate le tre norme generali seguenti:
1. l'esposizione derivante da un singolo impulso di un treno di impulsi non deve superare il valore limite di esposizione per un singolo impulso della durata di quell'impulso;
2. l'esposizione derivante da qualsiasi gruppo di impulsi (o sottogruppo di un treno di impulsi) che si verifica in un tempo t non deve superare il valore limite di esposizione per il tempo t;
3. l'esposizione derivante da un singolo impulso in un gruppo di impulsi non deve superare il valore limite di esposi­zione del singolo impulso moltiplicato per un fattore di correzione termica cumulativa Cp=N-0,25, dove N è il numero di impulsi. Questa norma si applica soltanto a limiti di esposizione per la protezione da lesione termica, laddove tutti gli impulsi che si verificano in meno di Tmin sono trattati come singoli impulsi.

 

Parametri

Regione spettrale valida (nm)

Valore o descrizione

Tmin

315 < λ < 400

Tmin = 10 -9 s

(= 1 ns)

400 < λ < 1 050

Tmin = 18 · 10-6 s

(= 18 μs)

1 050 < λ <  1 400

Tmin = 50 · 10-6s

(= 50 μs)

1 400 < λ <  1 500

Tmin = 10 -3 s

(= 1 ms)

1 500 < λ < 1 800

Tmin = 10 s

 

1 800 < λ < 2 600

Tmin = 10 -3 s

(= 1 ms)

2 600 < λ < 106

Tmin = 10 -7 s

(= 100 ns)



ALLEGATO XXXVIII - Valori limite di esposizione professionale
 

EINECS (1)

CAS (2)

NOME DELL'AGENTE CHIMICO

VALORE LIMITE

NOTAZIONE
(3)

8 ore (4)

Breve Termine (5)

mg/m3
(6)

ppm
(7)

mg/m3
(6)

ppm
(7)

200-467-2

60-29

Dietiletere

308

100

616

200

-

200-662-2

67-64-1

Acetone

1210

500

-

-

-

200-663-8

67-66-3

Cloroformio

10

2

-

-

Pelle

200-756-3

71-55-6

Tricloroetano, 1.1.1-

555

100

1110

200

-

200-834-7

75-04-7

Etilammina

9,4

5

-

-

-

200-863-5

75-34-3

Dicloroetano, 1,1-

412

100

-

-

Pelle

200-870-3

75-44-5

Fosgene

0,08

0,02

0,4

0,1

-

200-871-9

75-45-6

Clorodifluorometano

3600

1000

-

-

-

201-159-0

78-93-3

Butanone

600

200

900

300

-

201-176-3

79-09-4

Acido propionico

31

10

62

20

-

202-422-2

95-47-6

o-Xilene

221

50

442

100

Pelle

202-425-9

95-50-1

Diclorobenzene, 1, 2-

122

20

306

50

Pelle

202-436-9

95-63-6

1,2.4-Trimetilbenzene

100

20

-

-

-

202-704-5

98-82-8

Cumene

100

20

250

50

Pelle

202-705-0

98-83-9

Fenilpropene, 2-

246

50

492

100

-

202-849-4

100-41-4

Etilbenzene

442

100

884

200

Pelle

203-313-2

105-60-2

e-Caprolattame (polveri e vapori) 8)

10

-

40

-

-

203-388-1

106-35-4

Eptan-3-one

95

20

-

-

-

203-396-5

106-42-3

p-Xilene

221

50

442

100

Pelle

203-400-5

106-46-7

Diclorobenzene, 1,4-

122

20

306

50

-

203-470-7

107-18-6

Alcole allilico

4,8

2

12,1

5

Pelle

203-473-3

107-21-1

Etilen glicol

52

20

104

40

Pelle

203-539-1

107-98-2

Metossipropanolo-2, 1-

375

100

568

150

Pelle

203-550-1

108-10-1

Metilpentan-2-one,4-

83

20

208

50

-

203-576-3

108-38-3

m-Xilene

221

50

442

100

Pelle

203-603-9

108-65-6

2-Metossi- 1 -metiletilacetato

275

50

550

100

Pelle

203-604-4

108-67-8

Mesitilene (1,3,5-trimetilbenzene)

100

20

-

-

-

203-631-1

108-94-1

Cicloesanone

40,8

10

81,6

20

Pelle

203-726-8

109-99-9

Tetraidrofurano

150

50

300

100

Pelle

203-737-8

110-12-3

5-metilesan-2-one

95

20

-

-

-

203-767-1

110-43-0

eptano-2-one

238

50

475

100

Pelle

203-808-3

110-85-.0

Piperazina (polvere e vapore) 8)

0,1

-

0,3

-

-

203-905-0

111-76-2

Butossietanolo-2

98

20

246

50

Pelle

203-933-3

112-07-2

2-Butossiefilacetato

133

20

333

50

Pelle

204-065-8

115-10-6

Etere dimetilico

1920

1000

-

-

-

204-428-0

120-82-1

1,2,4-Triclorobenzene

15,1

2

37,8

5

Pelle

204-469-4

121-44-8

Trietilammina

8,4

2

12,6

3

Pelle

204-662-3

123-92-2

Acetato di isoamile

270

50

540

100

-

204-697-4

124-40-3

Dimetilammina

3,8

2

9,4

5

-

204-R26-4

127-19-5

N,N-Dimetilacetammide

36

10

72

20

Pelle

205-480-7

141-32-2

Acrilato di n-butile

11

2

53

10

-

205-563-8

142-82-5

Eptano, n-

2085

500

-

-

-

208-394-8

526-73-8

1,2,3-Trimetilbenzene

100

20

-

-

-

208-793-7

541-85-5

5-Metileptano-3-one

53

10

107

20

-

210-946-8

626-38-0

Acetato di 1-metilbutile

270

50

540

100

-

211-047-3

628-63-7

Acetato di pentile

270

50

540

100

-

.

620-11-1

Acetato di 3-amile

270

50

540

100

-

.

625-16-1

Acetato di terz-amile

270

50

540

100

-

215-535-7

1330-20-7

Xilene, isomeri misti puro

221

50

442

100

Pelle

222-995-2

3689-24-5

Sulfotep

0,1

-

-

-

Pelle

231-634-8

7664-39-3

Acido fluoridrico

1,5

1,8

2,5

3

-

231-131-3

7440-22-4

Argento, metallico

0,1

-

-

-

-

231-595-7

7647-01-0

Acido cloridrico

8

5

15

10

-

231-633-2

7664-38-2

Acido ortofosforico

1

-

2

-

-

231-635-3

7664-41-7

Ammoniaca anidra

14

20

36

50

-

231-945-8

7782-41-4

Fluoro

1,58

1

3,16

2

-

231-978-9

7782-41-4

Seleniuro di idrogeno

0,07

0,02

0,17

0,05

-

233-113-0

10035-10-6

Acido bromidrico

-

-

6,7

2

-

247-852-1

26628-22-8

Azoturo di sodio

0.1

-

0,3

-

Pelle

252-104-2

34590-94-8

(2-metossimetiletossi)-propanolo

380

50

 

 

Pelle

.

.

Fluoruri inorganici (espressi come F)

2,5

-

-

-

-

.

.

Piombo inorganico e suoi composti

0,15

-

-

-

-

200-193-3

54-11-5

Nicotina

0,5

-

-

-

Pelle

200-579-1

64-18-6

Acido formico

9

5

-

-

-

200-659-6

67-56-1

Metanolo

260

200

-

-

Pelle

200-830-5

75-00-3

Cloroetano

268

100

-

-

Pelle

200-835-2

75-05-8

Acetonitrile

35

20

-

-

Pelle

201-142-8

78-7R-4

Isopentano

2000

667

-

-

-

202-716-0

98-95-3

Nitrobenzene

1

0,2

-

-

Pelle

203-585-2

108-46-3

Resorcinolo

45

10

-

-

Pelle

203-625-9

108-88-3

Toluene

192

50

-

-

Pelle

203-628-5

108-90-7

Monoclorobenzene

23

5

70

15

-

203-692-4

109-66-0

Pentano

2000

667

-

-

--

203-716-3

109-89-7

Dietilammina

15

5

30

10

-

203-777-6

110-54-3

n-Esano

72

20

-

-

-

203-806-2

110-82-7

Cicloesano

350

100

-

-

-

203-815-1

110-91-8

Morfolina

36

10

72

20

Pelle

203-906-6

111-77-3

2 (2 Metossietossi)etanolo

50,1

10

-

-

Pelle

203-961-6

112-34-5

2-(2-Butossietossi)etanolo

67,5

10

101,2

15

-

204-696-9

124-38-9

Anidride carbonica

9 000

5000

-

-

-

205-483-3

141-43-5

2-Amminoetanolo

2.5

1

7,6

3

Pelle

205-634-3

144-62-7

Acido ossalico

1

-

-

-

-

206-992-3

420-04-2

Cianammide

1

-

-

-

Pelle

207-343-7

463-82-1

Neopentano

3000

1000

-

-

-

215-236-1

1314-56-3

Pentaossido di fosforo

1

-

-

-

-

215-242-4

1314-80-3

Pentasolfuro di difosforo

1

-

-

-

-

231-131-3

.

Argento (composti solubili come Ag)

0,01

-

-

-

-

.

.

Bario (composti solubili come Ba)

0,5

-

-

-

-

.

.

Cromo metallico, composti di cromo inorganico (II) e composti di cromo inorganico (III) (non solubili)

0,5

-

-

-

-

231-714-2

7697-37-2

Acido nitrico

-

-

2,6

1

-

231-778-1

7726-95-6

Bromo

0,7

0,1

-

-

-

231-959-5

7782-50-5

Cloro

-

-

1,5

0,5

-

232-260-8

7803-51-2

Fosfina

0,14

0,1

0,28

0,2

-

.

8003-34-7

Piretro (depurato dai lattoni sensibilizzanti)

1

-

-

-

-

233-060-3

10026-13-8

Pentacloruro di fosforo

1

-

-

-

-

200-679-5

68-12-2

N,n Dimetilformamide

15

5

30

10

Pelle

200-843-6

75-15-0

Disolfuro di carbonio

3

1

 

 

Pelle

201-245-8

80-05-7

Bisfenolo A (polveri inalabili)

10

 

 

 

 

201-297-1

80-62-6

Metacrilato di metile

 

50

 

100

 

202-500-6

96-33-3

Metacrilato

7

2

35

10

Pelle

203-545-4

108-05-4

Acetato di vinile

17,6

5

35,2

10

 

203-632-7

108-95-2

Fenolo

8

2

16

4

Pelle

203-713-7

109-86-4

2-Metossietanolo

 

0,5

 

 

Pelle

203-772-9

110-49-6

2-Metossietil acetato

 

0,5

 

 

Pelle

203-804-1

110-80-5

2-Etossi etanolo

8

2

 

 

Pelle

203-839-2

111-15-9

2-Etossietil acetato

11

2

 

 

Pelle

204-661-8

123-91-1

1,4 Diossano

73

20

 

 

Pelle

205-438-8

104-88-5

Etilcrilato

21

5

42

10

 

210-866-3

624-83-9

Isocianato di metile

 

 

 

0,02

Pelle

212-828-1

872-52-4

n-metil-2-pirrolidone

40

10

80

20

Pelle

215-6531

1634-04-4

Ossido di terz-butile e metile

183,5

50

367

100

 

 

 

Mercurio e composti inorganici divalenti del mercurio compresi ossido mercurico e cloruro di mercurio (misurati come mercurio) (9)

0,02

 

 

 

Pelle

231-639-5

7664-93-9

Acido solforico (nebulizzazione) (10)  (11)

0,05

 

 

 

 

231-977-3

7783-06-4

Acido solforico

7

5

14

10

 

 

 

 

 

 

 

 

 


(1) EINECS: Inventario europeo delle sostanze chimiche esistenti a carattere commerciale.
(2) CAS: Chemical Abstract Service Registry Number (Numero del registro del Chemical Abstract Service).
(3) Notazione cutanea attribuita ai LEP che identifica la possibilità di un assorbimento significativo attraverso la Pelle.
(4) Misurato o calcolato in relazione ad un periodo di riferimento di otto ore, come media ponderata.
(5) Un valore limite al di sopra del quale l'esposizione non deve avvenire e si riferisce ad un periodo di 15 minuti, salvo indicazione contraria.
(6) mg/m : milligrammi per metro cubo di aria a 20 °C e 101,3 kPa.
(7) ppm: parti per milione nell'aria (ml/m )
(8) Il metodo di misurazione deve rilevare contemporaneamente polvere e vapore
(9) Durante il monitoraggio dell’esposizione al mercurio e ai suoi composti divalenti inorganici, occorre tenere presene le relative tecniche di monitoraggio biologico che completano i valori limite indicativi dell’esposizione professionale
(10) Nel selezionare un metodo adeguato di monitoraggio dell’esposizione, occorre tener conto delle limitazioni e delle interferenze potenziali che possono risultare a seguito della presenza di altri composti del fosforo
(11) La nebulizzazione è definita come frazione toracica

 


ALLEGATO XXXIX - Valori limite biologici obbligatori e procedure di sorveglianza sanitaria

Piombo e suoi composti ionici.
1. Il monitoraggio biologico comprende la misurazione del livello di piombo nel sangue (PbB) con l'ausilio della spettroscopia ad assorbimento atomico o di un metodo che dia risultati equivalenti. Il valore limite biologico è il seguente: 60 mg Pb/100 ml di sangue.
Per le lavoratrici in età fertile il riscontro di valori di piombemia superiori a 40 microgrammi di piombo per 100 millilitri di sangue comporta, comunque, allontanamento dall'esposizione.
2. La sorveglianza sanitaria si effettua quando:
l'esposizione a una concentrazione di piombo nell'aria, espressa come media ponderata nel tempo calcolata su 40 ore alla settimana, è superiore a 0,075; mg/m3 nei singoli lavoratori è riscontrato un contenuto di piombo nel sangue superiore a 40mg Pb/100 ml di sangue.

 


ALLEGATO XL - Divieti

a) Agenti chimici
 

N. EINECS (1)

N. CAS (2)

Nome dell'agente

Limite di concentrazione per l'esenzione

202-080-4

91-59-8

2-naftilammina e suoi sali

0,1% in peso

202-177-1

92-67-1

4-amminodifenile e suoi sali

0,1% in peso

202-199-1

92-87-5

Benzidina e suoi sali

0,1% in peso

202-204-7

92-93-3

4-nitrodifenile

0,1% in peso


b) Attività lavorative: Nessuna

(1) EINECS European Inventary of Existing Commerciai Chemical Substance
(2) CAS Chemical Abstracts Service

 


ALLEGATO XLI
 

UNI EN 481:1994

Atmosfera nell'ambiente di lavoro. Definizione delle frazioni granulometriche per la misurazione delle particelle aerodisperse.

UNI EN 482:1998

Atmosfera nell'ambiente di lavoro. Requisiti generali per le prestazioni dei procedimenti di misurazione degli agenti chimici

UNI EN 689:1997

Atmosfera nell'ambiente di lavoro. Guida alla valutazione dell'esposizione per inalazione a composti chimici ai fini del confronto con i valori limite e strategia di misurazione.

UNI EN 838:1998

Atmosfera nell'ambiente di lavoro. Campionatori diffusivi per la determinazione di gas e vapori. Requisiti e metodi di prova.

UNI EN 1076:1999

Atmosfera nell'ambiente di lavoro. Tubi di assorbimento mediante pompaggio per la determinazione di gas e vapori. Requisiti e metodi di prova.

UNI EN 1231:1999

Atmosfera nell'ambiente di lavoro. Sistemi di misurazione di breve durata con tubo di rivelazione. Requisiti e metodi di prova.

UNI EN 1232:1999

Atmosfera nell'ambiente di lavoro. Pompe per il campionamento personale di agenti chimici. Requisiti e metodi di prova

UNI EN 1540:2001

Atmosfera nell'ambiente di lavoro. Terminologia.

UNI EN 12919:2001

Atmosfera nell'ambiente di lavoro. Pompe per il campionamento di agenti chimici con portate maggiori di 5 l/min. Requisiti e metodi di prova.


 


ALLEGATO XLII - Elenco di sostanze, preparati e processi

ELENCO DI SOSTANZE, PREPARATI E PROCESSI
1. Produzione di auramina con il metodo Michler.
2. I lavori che espongono agli idrocarburi policiclici aromatici presenti nella fuliggine, nel catrame o nella pece di carbone.
3. Lavori che espongono alle polveri, fumi e nebbie prodotti durante il raffinamento del nichel a temperature elevate.
4. Processo agli acidi forti nella fabbricazione di alcool isopropilico.
5. Il lavoro comportante l'esposizione a polvere di legno duro.


ALLEGATO XLIII - Valori limite di esposizione professionale
 

Nome
agente

EINECS (1)

CAS (2)

Valore limite esposizione professionale

osservazioni

Misure transitorie

.

.

.

Mg/m3 (3)

Ppm (4)

.

.

Benzene

200-753-7

71-43-2

3,25 (5)

1 (5)

Pelle (6)

Sino al 31
dicembre 2001
il valore limite è
di 3 ppm (=9,75
mg/m3)

Cloruro di
vinile
monomero

200-831

75-01-4

7,77 (5)

3 (5)

-

-

Polveri di
legno

-

-

5,00 (5) (7)

-

-

-

___

(1) EINECS: Inventario europeo delle sostanze chimiche esistenti (European Inventory of Existing Chemical Susbstances).
(2) CAS: Numero Chemical Abstract Service.
(3) mg/m3 = milligrammi per metro cubo d'aria a 20° e 101,3 Kpa (corrispondenti a 760 mm di mercurio).
(4) ppm = parti per milione nell'aria (in volume: ml/m3).
(5) Valori misurati o calcolati in relazione ad un periodo di riferimento di otto ore.
(6) Sostanziale contributo al carico corporeo totale attraverso la possibile esposizione cutanea.
(7) Frazione inalabile; se le polveri di legno duro sono mescolate con altre polveri di legno, il valore limite si applica a tutte le polveri di legno presenti nella miscela in questione.
___

 


ALLEGATO XLIV - Elenco esemplificativo di attività lavorative che possono comportare la presenza di agenti biologici

1. Attività in industrie alimentari.
2. Attività nell'agricoltura.
3. Attività nelle quali vi è contatto con gli animali e/o con prodotti di origine animale.
4. Attività nei servizi sanitari, comprese le unità di isolamento e post mortem.
5. Attività nei laboratori clinici, veterinari e diagnostici, esclusi i laboratori di diagnosi microbiologica.
6. Attività impianti di smaltimento rifiuti e di raccolta di rifiuti speciali potenzialmente infetti.
7. Attività negli impianti per la depurazione delle acque di scarico.

 


ALLEGATO XLV - Segnale di rischio biologico
___


___

 


ALLEGATO XLVI - Elenco degli agenti biologici classificati

1. Sono inclusi nella classificazione unicamente gli agenti di cui è noto che possono provocare malattie infettive in soggetti umani.
I rischi tossico ovvero allergenico eventualmente presenti sono indicati a fianco di ciascun agente in apposita colonna.
Non sono stati presi in considerazione gli agenti patogeni di animali e piante di cui è noto che non hanno effetto sull'uomo.
In sede di compilazione di questo primo elenco di agenti biologici classificati non si è tenuto conto dei microrganismi geneticamente modificati.
2. La classificazione degli agenti biologici si basa sull'effetto esercitato dagli stessi su lavoratori sani.
Essa non tiene conto dei particolari effetti sui lavoratori la cui sensibilità potrebbe essere modificata, da altre cause quali malattia preesistente, uso di medicinali, immunità compromessa, stato di gravidanza o allattamento, fattori dei quali è tenuto conto nella sorveglianza sanitaria di cui all'articolo 40.
3. Gli agenti biologici che non sono stati inclusi nel gruppi 2, 3, 4 dell'elenco non sono implicitamente inseriti nel gruppo 1.
Per gli agenti di cui è nota per numerose specie la patogenicità per l'uomo, l'elenco comprende le specie più frequentemente implicate nelle malattie, mentre un riferimento di carattere più generale indica che altre specie appartenenti allo stesso genere possono avere effetti sulla salute dell'uomo.
Quando un intero genere è menzionato nell'elenco degli agenti biologici, è implicito che i ceppi e le specie definiti non patogeni sono esclusi dalla classificazione.
4. Quando un ceppo è attenuato o ha perso geni notoriamente virulenti, il contenimento richiesto dalla classificazione del ceppo parentale non è necessariamente applicato a meno che la valutazione del rischio da esso rappresentato sul luogo di lavoro non lo richieda.
5. Tutti i virus che sono già stati isolati nell'uomo e che ancora non figurano nel presente allegato devono essere considerati come appartenenti almeno al gruppo due, a meno che sia provato che non possono provocare malattie nell'uomo.
6. Taluni agenti classificati nel gruppo tre ed indicati con doppio asterisco (**) nell'elenco allegato possono comportare un rischio di infezione limitato perché normalmente non sono veicolati dall'aria. Nel caso di particolari attività comportanti l'utilizzazione dei suddetti agenti, in relazione al tipo di operazione effettuata e dei quantitativi impiegati può risultare sufficiente, per attuare le misure di cui ai punti 2 e 13 dell'allegato XII ed ai punti 2, 3, 5 dell'allegato XIII, assicurare i livelli di contenimento ivi previsti per gli agenti del gruppo 2.
7. Le misure di contenimento che derivano dalla classificazione dei parassiti si applicano unicamente agli stadi del ciclo del parassita che possono essere infettivi per l'uomo.
8. L'elenco contiene indicazioni che individuano gli agenti biologici che possono provocare reazioni allergiche o tossiche, quelli per i quali è disponibile un vaccino efficace e quelli per i quali è opportuno conservare per almeno dieci anni l'elenco dei lavoratori i quali hanno operato in attività con rischio di esposizione a tali agenti.
Tali indicazioni sono:
A: possibili effetti allergici;
D: l'elenco dei lavoratori che hanno operato con detti agenti dove essere conservato per almeno dieci anni dalla cessazione dell'ultima attività comportante rischio di esposizione;
T: produzione di tossine:
V: vaccino efficace disponibile,

BATTERI e organismi simili

NB: Per gli agenti che figurano nel presente elenco la menzione «spp» si riferisce alle altre specie riconosciute patogene per l'uomo.
 

Agente biologico

Classificazione

Rilievi

Actinobacillus actinomycetemcomitans

2

.

Actinomadura madurae

2

.

Actinomadura pelletieri

2

.

Actinomyces gereneseriae

2

.

Actinomyces israelli

2

.

Actinomyces pyogenes

2

.

Actinomyces spp

2

.

Arcanobacterium haemolyticum
(Corynebacterium haemolyticum)

2

.

Bacillus anthracis

3

.

Bacteroides fragilis

2

.

Bartonella bacilliformis

2

.

Bartonella (Rochalimea) spp

2

.

Bartonella quintana (Rochalimea quintana)

2

.

Bordetella bronchiseptica

2

.

Bordetella parapertussis

2

.

Bordetella pertussis

2

V

Borrella burgdorferi

2

.

Borrella duttonii

2

.

Borrella recurrentis

2

.

Borrella spp

2

.

Brucella abortus

3

.

Brucella canis

3

.

Brucella melitensis

3

.

Brucella suis

3

.

Burkholderia mallei (pseudomonas mallei)

3

.

Burkholderia pseudomallei (pseudomonas pseudomallei)

3

.

Campylobacter fetus

2

.

Campylobacter jejuni

2

.

Campylobacter spp

2

.

Cardiobacterium hominis

2

.

Chlamydia pneumoniae

2

.

Chlamydia trachomatis

2

.

Chlamydia psittaci (ceppi aviari)

3

.

Chlamydia psittaci (ceppi non aviari)

2

.

Clostridium botulinum

2

T

Clostridium perfringens

2

.

Clostridium tetani

2

T, V

Clostridium spp.

2

.

Corynebacterium diphtheriae

2

T, V

Corynebacterium minutissimum

2

.

Corynebacterium pseudotuberculosis

2

.

Corynebacterium spp

2

.

Coxiella burnetii

3

.

Edwardsiella tarda

2

.

Ehrlichia sennetsu (Rickettsia sennetsu)

2

.

Ehrlichia spp

2

.

Eikenella corrodens

2

.

Enterobacter aerogenes/cloacae

2

.

Enterobacter spp

2

.

Enterococcus spp

2

.

Erysipelothrix rhusiopathiae

2

.

Escherichia coli (ad eccezione dei ceppi non patogeni)

2

.

Escherichia coli, ceppi verocitotossigenici (es. O157:H7 oppure O103)

3(**)

T

Flavobacterium meningosepticum

2

.

Fluoribacter bozemanii (Legionella)

2

.

Francisella tularensia (Tipo A)

3

.

Francisella tularensis (Tipo B)

2

.

Fusobacterium necrophorum

2

.

Gardnerella vaginalis

2

.

Haemophilus ducreyl

2

.

Haemophilus influenzae

2

V

Haemophilus spp

2

.

Helicobacter pylori

2

.

Klebsiella oxytoca

2

.

Klebsiella pneumoniae

2

.

Klebsiella spp

2

.

Legionella pneumophila

2

.

Legionella spp

2

.

Leptospira interrogans (tutti i serotipi)

2

.

Listeria monocytogenes

2

.

Listeria ivanovil

2

.

Morganella morganii

2

.

Mycobacterium africanum

3

V

Myeobacterium avium/intracellulare

2

.

Mycobacterium bovis (ad eccezione del ceppo BCG)

3

V

Mycobacterium chelonae

2

.

Mycobacterium fortuitum

2

.

Mycobacterium kansasii

2

.

Mycobacterium leprae

3

.

Mycobacrerium malmoense

2

.

Mycobacterium marinum

2

.

Mycobacterium microti

3 (**)

.

Mycobacterium paratubereulosis

2

.

Mycobacterium scrofulaceum

2

.

Mycobacterium simiae

2

.

Mycobacterium szulgai

2

.

Mycobacterium tuberculosis

3

V

Mycobaclerium ulcerans

3 (**)

.

Mycobacterium xenopi

2

.

Mycoplasma caviae

2

.

Mycoplasma hominis

2

.

Mycoplasma pneumoniae

2

.

Neisseria gonorrhoeae

2

.

Neisseria meningitidis

2

V

Nocardia asteroides

2

.

Nocardia brasiliensis

2

.

Nocardia farcinica

2

.

Nocardia nova

2

.

Nocardia otitidiscaviarum

2

.

Pasteurella multocida

2

.

Pasteurella spp

2

.

Peptostreptococcus anaerobius

2

.

Plesiomonas shigelloides

2

.

Porphyromonas spp

2

.

Prevotella spp

2

.

Proteus mirabilis

2

.

Proteus penneri

2

.

Proteus vulgaris

2

.

Providencia alcalifaciens

2

.

Providencia rettgeri

2

.

Providencia spp

2

.

Pseudomonas aeruginosa

2

.

Rhodococcus equi

2

.

Rickettsia akari

3(**)

.

Rickettsia canada

3(**)

.

Rickettsia conorii

3

.

Rickettsia montana

3(**)

.

Rickettsia typhi (Rickettsia mooseri)

3

.

Rickettsia prowazekii

3

.

Rickettsia rickettsii

3

.

Rickettsia tsutsugamushi

3

.

Rickettsia spp

2

.

Salmonella arizonae

2

.

Salmonella enteritidis

2

.

Salmonella typhimurium

2

.

Salmonella paratyphi A, B, C

2

V

Salmonella typhi

3(**)

V

Salmonella (altre varietà serologiche)

2

.

Serpulina spp

2

.

Shigella boydii

2

.

Shigella dysenteriae (Tipo 1)

3(**)

T

Shigella dysenteriae, diverso dal Tipo 1

2

.

Shigella flexneri

2

.

Shigella sonnei

2

.

Staphylococcus aureus

2

.

Streptobacillus moniliformis

2

.

Streptococcus pneumoniac

2

.

Streptococcus pyogenes

2

.

Streptococcus spp

2

.

Streptococcus suis

2

.

Treponema carateum

2

.

Treponema pallidum

2

.

Treponema pertenue

2

.

Treponema spp

2

.

Vibrio cholerae (incluso El Tor)

2

.

Vibrio parahaemolyticus

2

.

Vibrio spp

2

.

Yersinia enterocolitica

2

.

Yersinia pestis

3

V

Yersinia psoudotuberculosis

2

.

Yersinia spp

2

.


VIRUS
 

Agente biologico

Classificazione

Rilievi

Adenoviridae

2

.

Arenaviridae:

.

.

LCM-Lassa Virus complex (Arenavirus del Vecchio Mondo):

.

.

Virus Lassa

4

.

Virus della coriomeningite linfocitaria (ceppi neurotropi)

3

.

Virus della coriomeningite linfocitaria (altri ceppi)

2

.

Virus Mopeia

2

.

Altri LCM-Lassa Virus complex

2

.

Virus complex Tacaribe (Arenavirus del Nuovo Mondo):

.

.

Virus Guanarito

4

.

Virus Junin

4

.

Virus Sabia

4

.

Virus Machupo

4

.

Virus Flexal

3

.

Altri Virus del Complesso Tacaribe

2

.

Astroviridae

2

.

Bunyaviridae:

.

.

Bhanja

2

.

Virus Bunyamwera

2

.

Germiston

2

.

Virus Oropouche

3

.

Virus dell'encefalite Californiana

2

.

Hantavirus:

.

.

Hantaan (febbre emorragica coreana)

3

.

Belgrado (noto anche come Dobrava)

3

.

Seoul-Virus

3

.

Sin Nombre (ex Muerto Canyon)

3

.

Puumala-Virus

2

.

Prospect Hill-Virus

2

.

Altri Hamavirus

2

.

Nairovirus:

.

.

Virus della febbre emorragica di Crimea/Congo

4

.

Virus Hazara

2

.

Phlebovirus:

.

.

Febbre della Valle del Rift

3

V

Febbre da Flebotomi

2

.

Virus Toscana

2

.

Altri bunyavirus noti come patogeni

2

.

Caliciviridae:

.

.

Virus dell'epatite E

3(**)

.

Norwalk-Virus

2

.

Altri Caliciviridae

2

.

Coronaviridae

2

.

Filoviridae:

.

.

Virus Ebola

4

.

Virus di Marburg

4

.

Flaviviridae:

.

.

Encefalite d'Australia (Encefalite della Valle Murray)

3

.

Virus dell'encefalite da zecca dell'Europa Centrale

3(**)

V

Absettarov

3

.

Hanzalova

3

.

Hypr

3

.

Kumlinge

3

.

Virus della dengue tipi 1-4

3

.

Virus dell'epatite C

3(**)

D

Virus dell'epatite G

3(**)

D

Encefalite B giapponese

3

V

Foresta di Kyasanur

3

V

Louping ill

3(**)

.

Omsk (a)

3

V

Powassan

3

.

Rocio

3

.

Encefalite verno-estiva russa (a)

3

V

Encefalite di St. Louis

3

.

Virus Wesselsbron

3(**)

.

Virus della Valle del Nilo

3

.

Febbre gialla

3

V

Altri flavivirus noti per essere patogeni

2

.

Hepadnaviridae:

.

.

Virus dell'epatite B

3(**)

V, D

Virus dell'epatite D (Delta) (b)

3(**)

V, D

Herpesviridae:

.

.

Cytomegalovirus

2

.

Virus d'Epstein-Barr

2

.

Herpesvirus simiae (B virus)

3

.

Herpes simplex virus tipi 1 e 2

2

.

Herpesvirus varicella-zoster

2

.

Virus Herpes dell'uomo tipo 7

2

.

Virus Herpos dell'uomo tipo 8

2

D

Virus linfotropo B dell'uomo (HBLV-HHV6)

2

.

Orthomyxoviridae:

.

.

Virus Influenzale tipi A, B e C

2

V(c)

Orthomyxoviridae trasmesse delle zecche: Virus

2

.

Dhori e Thogoto

.

.

Papovaviridae:

.

.

Virus BK e JC

2

D(d)

Papillomavirus dell'uomo

2

D(d)

Paramyxoviridae:

.

.

Virus del morbillo

2

V

Virus della parotite

2

V

Virus della malattia di Newcastle

2

 

Virus parainfluenzali tipi 1-4

2

.

Virus respiratorio sinciziale

2

.

Parvoviridae:

.

.

Parvovirus dell'uomo (B 19)

2

.

Picornaviridae:

.

.

Virus della congiuntivite emorragica (AHC)

2

.

Virus Coxackie

2

.

Virus Echo

2

.

Virus dell'epatite A (enterovirus dell'uomo 72)

2

V

Virus della poliomelite

2

V

Rhinovirus

2

.

Poxviridae:

.

.

Buffalopox virus (e)

2

.

Cowpox virus

2

.

Elephantpox virus (f)

2

.

Virus del nodulo dei mungitori

2

.

Molluscum contagiosum virus

2

.

Monkeypox virus

3

V

Orf virus

2

 

Rabbitpox virus (g)

2

.

Vaccinia virus

2

.

Variola (mayor & minor) virus

4

V

Whitepox virus (variola virus)

4

V

Yatapox virus (Tana & Yaba)

2

.

Reoviridae:

.

.

Coltivirus

2

.

Rotavirus umano

2

.

Orbivirus

2

.

Reovirus

2

.

Retroviridae:

.

.

Virus della sindrome di immunodeficienza umana
(AIDS)

3(**)

D

Virus di leucemie umane a cellule T (HTLV) tipi 1 e 2

3(**)

D

SIV (h)

3(**)

.

Rhabdoviridae:

.

.

Virus della rabbia

3(**)

V

Virus della stomatite vescicolosa

2

.

Togaviridae:

.

.

Alfavirus:

.

.

Encefalomielite equina dell'America dell'est

3

.

Virus Bederau

2

.

Virus Chikungunya

3(**)

.

Virus Everglades

3(**)

.

Virus Mayaro

3

.

Virus Mucambo

3(**)

.

Virus Ndumu

3

.

Virus O'nyong-nyong

2

.

Virus del fiume Ross

2

.

Virus della foresta di Semliki

2

.

Virus Sindbis

2

.

Virus Tonate

3(**)

.

Encefalomielite equina del Venezuela

3

V

Encefalomielite equina dell'America dell'Ovest

3

V

Altri alfavirus noti

2

.

Rubivirus (rubella)

2

V

Toraviridae:

2

.

Virus non classificati:

.

.

Virus dell'epatite non ancora identificati

3(**)

D

Morbillivirus equino

4

.

Agenti non classici associati con le encefaliti spongiformi trasmissibili (TSE) (i):

.

.

Morbo di Creutzfeldt-Jakob

3(**)

D(d)

Variante del morbo di Creutzfeldt-Jacob

3(**)

D(d)

Encefalite spongiforme bovina (BSE) ed altre TSE degli animali a queste associato

3(**)

D(d)

Sindrome di Gerstmann-Straussler-Scheinker

3(**)

D(d)

Kuru

3(**)

D(d)


Note
a) Tick-borne encefalitis.
b) Il virus dell'epatite D esercita il suo potere patogeno nel lavoratore soltanto in caso di infezione simultanea o secondaria rispetto a quella provocata dal virus dell'epatite B. La vaccinazione contro il virus dell'epatite B protegge pertanto i lavar c) Soltanto per i tipi A e B.
d) Raccomandato per i lavori che comportano un contatto diretto con questi agenti.
e) Alla rubrica possono essere identificati due virus, un genere "buffalopox" e una variante dei virus "vaccinia",
f) Variante dei "Cowpox"
g) Variante di "Vaccinia".
h) Non esiste attualmente alcuna prova di infezione dell'uomo provocata da altri retrovirus, di origine scimmiesca. A titolo di precauzione si raccomanda un contenimento di livello 3 per i lavori che comportano un'esposizione di tale retrovirus
i) Non esiste attualmente alcuna prova di infezione dell'uomo provocata dagli agenti responsabili di altre TSE negli animali. Tuttavia a titolo precauzionale, si consiglia di applicare nei laboratori il livello di contenimento 3(**) ad eccezione dei lavori relativi ad un agente identificato di "scrapie" per cui un livello di contenimento 2 è sufficiente.

PARASSITI
 

Agente biologico

Classificazione

Rilievi

Acanthamoeba castellanii

2

.

Ancylostoma duodenale

2

.

Angiostrongylus cantonensis

2

.

Angiostrongylus costaricensis

2

.

Ascaris lumbricoides

2

A

Ascaris suum

2

A

Badesia divergens

2

.

Babesia microti

2

.

Balantidium coli

2

.

Brugia malayi

2

.

Brugia pahangi

2

.

Capillaria philippinensis

2

.

Capillaria spp

2

.

Clonorchis sinensis

2

.

Clonorchis viverrini

2

.

Cryptosporidium parvum

2

.

Cryptosporidium spp

2

.

Cyclospora cayetanensis

2

.

Dipetalonema streptocerca

2

.

Diphyllobothrium latum

2

.

Dracunculus medinensis

2

.

Echinococcus granulosus

3(**)

.

Echinococcus multilocularis

3(**)

.

Echinococcus vogeli

3(**)

.

Entamoeba histolytica

2

.

Fascicola gigantica

2

.

Fascicola hepatica

2

.

Fascicolopsis buski

2

.

Giardia lamblia (Giardia intestinalis)

2

.

Hymenolepis diminuta

2

.

Hymenolepis nana

2

.

Leishmania braziliensis

3(**)

.

Leishmania donovani

3(**)

.

Leishmania acthiopica

2

.

Leishmania mexicana

2

.

Leishmania peruviana

2

.

Leishmania tropica

2

.

Leishmania major

2

.

Leishmania spp

2

.

LoaLoa

2

.

Mansonella azzardi

2

.

Mansonella perstans

2

.

Naegleria fowleri

3

.

Necator americanus

2

.

Onchocerca volvulus

2

.

Opisthorchis felineus

2

.

Opisthorchis spp

2

.

Paragonimus westermani

2

.

Plasmodium falciparum

3(**)

.

Plasmodium spp (uomo & scimmia)

2

.

Sarcocystis suihominis

2

.

Schistosoma haematobium

2

.

Schistosoma intercalatum

2

.

Schistosoma japonicum

2

.

Schistosoma mansoni

2

.

Shistosoma mekongi

2

.

Strongyloides stercoralis

2

.

Strongyloides spp

2

.

Taenia saginata

2

.

Taenia solium

3(**)

.

Toxocara canis

2

.

Toxoplasma gondii

2

.

Trichinella spiralis

2

.

Trichuris trichiura

2

.

Trypanosoma brucei brucei

2

.

Trypanosoma brucei gambiense

2

.

Trypanosoma brucei rhodesiense

3(**)

.

Trypanosoma cruzi

3

.

Wuchereria bancrofti

2

.


FUNGHI
 

Agente biologico

Classificazione

Rilievi

Aspergillus fumigatus

2

A

Blastomyces dermatitidis (Ajellomyces dermatitidis)

3

.

Candida albicans

2

A

Candida tropicalis

2

.

Cladophialophora bantiana (es Xylohypha bantiana, Cladosporium bantianum o trichoides)

3

.

Coccidioides immitis

3

A

Cryptococcus neoformans var. neoformans (Filobasidiella neoformans var. neoformans)

2

A

Cryptococcus neoformans var. gattili
(Filobasidiella bacillispora)

2

A

Emmonsia parva var. parva

2

.

Emmonsia parva ver. crescens

2

.

Epidermophyton floccosum

2

A

Fonsecaea compacta

2

.

Fonsecaea pedrosoi

2

.

Histoplasma capsulatum var. capsulatum
(Ajellomyces capsulatum)

3

.

Histoplasma capsulatum duboisii

3

.

Madurella grisea

2

.

Madurella mycetomatis

2

.

Microsporum spp

2

A

Neotestudina rosatil

2

.

Paracoccidioides brasiliensis

3

.

Penicillium marneffei

2

A

Scedosporium apiospermum, Pseudallescheria boydii

2

.

Scedosporium prolificans (inflantum)

2

.

Sporothrix schenckii

2

.

Trichophyton rubrum

2

.

Trichophyton spp

2

.


 


ALLEGATO XLVII - Specifiche sulle misure di contenimento e sui livelli di contenimento

Nota preliminare:
Le misure contenute in questo Allegato debbono essere applicate in base alla natura delle attività, la valutazione del rischio per i lavoratori e la natura dell'agente biologico di cui trattasi.
 

A. Misure di contenimento

B. Livelli di contenimento

  .

2

3

4

1. La zona di lavoro deve essere separata da qualsiasi altra attività nello stesso edificio

No

Raccomandato

Si

2. L'aria immessa nella zona di lavoro e l'aria estratta devono essere filtrate attraverso un ultrafiltro (HEPA) o un filtro simile

NO

SI, sull'aria
estratta

SI, sull'aria immessa e su quella estratta

3. L'accesso deve essere limitato alle persone autorizzate

Raccomandato

Si

Si attraverso una camera di compensazione

4. La zona di lavoro deve poter essere chiusa a tenuta per consentire la disinfezione

No

Raccomandato

Si

5. Specifiche procedure di disinfezione

Si

Si

Si

6. La zona di lavoro deve essere mantenuta ad una pressione negativa rispetto a quella atmosferica

No

Raccomandato

Si

7. Controllo efficace dei vettori, ad esempio, roditori ed insetti

Raccomandato

Si

Si

8. Superfici idrorepellenti e di facile pulitura

Si, per il banco di lavoro

Si, per il banco di lavoro e il pavimento

Si, per il banco di lavoro, l'arredo, i muri, il pavimento e il soffitto

9. Superfici resistenti agli acidi, agli alcali, ai solventi, ai disinfettanti

Raccomandato

Si

Si

10. Deposito sicuro per agenti biologici

Si

Si

Si, deposito sicuro

11. Finestra d'ispezione o altro dispositivo che permetta di vederne gli occupanti

Raccomandato

Raccomandato

Si

12. I laboratori devono contenere l'attrezzatura a loro necessaria

No

Raccomandato

Si

13. I materiali infetti, compresi gli animali, devono essere manipolati in cabine di sicurezza, isolatori o altri adeguati contenitori

Ove
opportuno

Si, quando l'infezione è veicolata dall'aria

Si

14. Inceneritori per l'eliminazione delle carcasse degli animali

Raccomandato

Si
(disponibile)

Si, sul posto

15. Mezzi e procedure per il trattamento dei rifiuti

Si

Si

Si, con sterilizzazione

16. Trattamento delle acque reflue

No

Facoltativo

Facoltativo


 


ALLEGATO XLVIII - Specifiche per processi industriali

Agenti biologici del gruppo 1.
Per le attività con agenti biologici del gruppo 1, compresi i vaccini spenti, si osserveranno i principi di una buona sicurezza ed igiene professionali.

Agenti biologici dei gruppi 2, 3 e 4.
Può risultare opportuno selezionare ed abbinare specifiche di contenimento da diverse categorie tra quelle sottoindicate, in base ad una valutazione di rischio connessa con un particolare processo o parte di esso.

 

A. Misure di contenimento

B. Livelli di contenimento

  .

2

3

4

1. Gli organismi vivi devono essere manipolati in un sistema che separi fisicamente i processo dell'ambiente

Si

Si

Si

2. I gas di scarico del sistema chiuso devono essere trattati in modo da

Ridurre al minimo le emissioni

Evitare le emissioni

Evitare le emissioni

3. Il prelievo di campioni, l'aggiunta di materiali in un sistema chiuso e il trasferimento di organismi vivi in un altro sistema chiuso devono essere effettuati in modo da:

Ridurre al minimo le emissioni

Evitare le emissioni

Evitare le emissioni

4. La coltura deve essere rimossa dal sistema chiuso solo dopo che gli organismi vivi sono stati:

Inattivati con mezzi collaudati

Inattivati con mezzi chimici o fisici collaudati

Inattivati con mezzi chimici o fisici collaudati

5. I dispositivi di chiusura devono essere previsti in modo da:

Ridurre al minimo le emissioni

Evitare le emissioni

Evitare le emissioni

6. I sistemi chiusi devono essere collocati in una zona controllata

Facoltativo

Facoltativo

Si e costruita all'uopo

a) Vanno previste segnalazioni di pericolo biologico

Facoltativo

Si

Si

b) E' ammesso solo il personale addetto

Facoltativo

Si

Si, attraverso camere di condizionamento

c) Il personale deve indossare tute di protezione

Si, tute da lavoro

Si

Ricambio completo

d) Occorre prevedere una zona di decontaminazione e le docce per il personale

Si

Si

Si

e) Il personale deve fare una doccia prima di uscire dalla zona controllata

No

Facoltativo

Si

f) Gli effluenti dei lavandini e delle docce devono essere raccolti e inattivati prima dell'emissione

No

Facoltativo

Si

g) La zona controllata deve essere adeguatamente ventilata per ridurre al minimo la contaminazione atmosferica

Facoltativo

Facoltativo

Si

h) La pressione ambiente nella zona controllata deve essere mantenuta al di sotto di quella atmosferica

No

Facoltativo

Si

i) L'aria in entrata ed in uscita dalla zona controllata deve essere filtrata con ultrafiltri (HEPA)

No

Facoltativo

Si

j) La zona controllata deve essere concepita in modo da impedire qualsiasi fuoriuscita dal sistema chiuso

No

Facoltativo

Si

k) La zona controllata deve poter essere sigillata in modo da rendere possibili le fumigazioni

No

Facoltativo

Si

l) Trattamento degli effluenti prima dello smaltimento finale

Inattivati con mezzi collaudati

Inattivati con mezzi chimici o fisici collaudati

Inattivati con fisici collaudati


 


ALLEGATO XLIX - Ripartizione delle aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive

OSSERVAZIONE PRELIMINARE.
Il sistema di classificazione che segue si applica alle aree in cui vengono adottati provvedimenti di protezione in applicazione degli articoli 289, 290, 293, 294.

1. Aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive.
Un'area in cui può formarsi un'atmosfera esplosiva in quantità tali da richiedere particolari provvedimenti di protezione per tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori interessati è
considerata area esposta a rischio di esplosione ai sensi del presente titolo.
Un'area in cui non è da prevedere il formarsi di un'atmosfera esplosiva in quantità tali da richiedere particolari provvedimenti di protezione è da considerare area non esposta a rischio di esplosione ai sensi del presente titolo.
Le sostanze infiammabili e combustibili sono da considerare come sostanze che possono formare un'atmosfera esplosiva a meno che l'esame delle loro caratteristiche non abbia evidenziato che esse, in miscela con l'aria, non sono in grado di propagare autonomamente un'esplosione.

2. Classificazione delle aree a rischio di esplosione.
Le aree a rischio di esplosione sono ripartite in zone in base alla frequenza e alla durata della presenza di atmosfere esplosive.
Il livello dei provvedimenti da adottare in conformità dell'allegato L, parte A, è determinato da tale classificazione.

Zona 0.
Area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o frequentemente un'atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia

Zona 1.
Area in cui la formazione di un'atmosfera esplosiva, consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapori o nebbia, è probabile che avvenga occasionalmente durante le normali attività.

Zona 2.
Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un'atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia o, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata.

Zona 20.
Area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o frequentemente un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell'aria.

Zona 21.
Area in cui la formazione di un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell'aria, è probabile che avvenga occasionalmente durante le normali attività.

Zona 22.
Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile o, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata.

Note.
1. Strati, depositi o cumuli di polvere combustibile sono considerati come qualsiasi altra fonte che possa formare un'atmosfera esplosiva.
2. Per "normali attività" si intende la situazione in cui gli impianti sono utilizzati entro i parametri progettuali.
3. Per la classificazione delle aree si può fare riferimento alle norme tecniche armonizzate relative ai settori specifici, tra le quali:
EN 60079-10 (CEI 31-30) per atmosfere esplosive in presenza di gas;
EN 50281-3 per atmosfere esplosive in presenza di polveri combustibili.

 


ALLEGATO L
(articolo 293, articolo 294, comma 2, lettera d), articolo 295, commi 1 e 2)

A. PRESCRIZIONI MINIME PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PROTEZIONE DELLA SICUREZZA E DELLA SALUTE DEI LAVORATORI CHE POSSONO ESSERE ESPOSTI AL RISCHIO DI ATMOSFERE ESPLOSIVE.

Osservazione preliminare.
Le prescrizioni di cui al presente allegato si applicano:
a) alle aree classificate come pericolose in conformità dell'allegato XLIX, in tutti i casi in cui lo richiedano le caratteristiche dei luoghi di lavoro, dei posti di lavoro, delle attrezzature o delle sostanze impiegate ovvero i pericoli derivanti dalle attività correlate al rischio di atmosfere esplosive;
b) ad attrezzature in aree non esposte a rischio di esplosione che sono necessarie o contribuiscono al funzionamento delle attrezzature che si trovano nelle aree a rischio di esplosione.

1. Provvedimenti organizzativi.

1.1. Formazione professionale dei lavoratori.
Il datore di lavoro provvede ad una sufficiente ed adeguata formazione in materia di protezione dalle esplosioni dei lavoratori impegnati in luoghi dove possono formarsi atmosfere esplosive.
1.2. Istruzioni scritte e autorizzazione al lavoro.
Ove stabilito dal documento sulla protezione contro le esplosioni:
a) il lavoro nelle aree a rischio si effettua secondo le istruzioni scritte impartite dal datore di lavoro;
b) è applicato un sistema di autorizzazioni al lavoro per le attività pericolose e per le attività che possono diventare pericolose quando interferiscono con altre operazioni di lavoro.
Le autorizzazioni al lavoro sono rilasciate prima dell'inizio dei lavori da una persona abilitata a farlo.

2. Misure di protezione contro le esplosioni.

2.1. Fughe e emissioni, intenzionali o no, di gas, vapori, nebbie o polveri combustibili che possano dar luogo a rischi di esplosioni sono opportunamente deviate o rimosse verso un luogo sicuro o, se ciò non è realizzabile, contenuti in modo sicuro, o resi adeguatamente sicuri con altri metodi appropriati.
2.2. Qualora l'atmosfera esplosiva contenga più tipi di gas, vapori, nebbie o polveri infiammabili o combustibili, le misure di protezione devono essere programmate per il massimo pericolo possibile.
2.3. Per la prevenzione dei rischi di accensione, conformemente all'articolo 289, si tiene conto anche delle scariche elettrostatiche che provengono dai lavoratori o dall'ambiente di lavoro che agiscono come elementi portatori di carica o generatori di carica. l lavoratori sono dotati di adeguati indumenti di lavoro fabbricati con materiali che non producono scariche elettrostatiche che possano causare l'accensione di atmosfere esplosive.
2.4. Impianti, attrezzature, sistemi di protezione e tutti i loro dispositivi di collegamento sono posti in servizio soltanto se dal documento sulla protezione contro le esplosioni risulta che possono essere utilizzati senza rischio in un'atmosfera esplosiva. Ciò vale anche per attrezzature di lavoro e relativi dispositivi di collegamento che non sono apparecchi o sistemi di protezione ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 126, qualora possano rappresentare un pericolo di accensione unicamente per il fatto di essere incorporati in un impianto. Vanno adottate le misure necessarie per evitare il rischio di confusione tra i dispositivi di collegamento.
2.5. Si devono prendere tutte le misure necessarie per garantire che le attrezzature di lavoro con i loro dispositivi di collegamento a disposizione dei lavoratori, nonché la struttura del luogo di lavoro siano state progettate, costruite, montate, installate, tenute in efficienza e utilizzate in modo tale da ridurre al minimo i rischi di esplosione e, se questa dovesse verificarsi, si possa controllarne o ridurne al minimo la propagazione all'interno del luogo di lavoro e dell'attrezzatura. Per detti luoghi di lavoro si adottano le misure necessarie per ridurre al minimo gli effetti sanitari di una esplosione sui lavoratori.
2.6. Se del caso, i lavoratori sono avvertiti con dispositivi ottici e acustici e allontanati prima che le condizioni per un'esplosione siano raggiunte.
2.7. Ove stabilito dal documento sulla protezione contro le esplosioni, sono forniti e mantenuti in servizio sistemi di evacuazione per garantire che in caso di pericolo i lavoratori possano allontanarsi rapidamente e in modo sicuro dai luoghi pericolosi.
2.8. Anteriormente all'utilizzazione per la prima volta di luoghi di lavoro che comprendono aree in cui possano formarsi atmosfere esplosive, è verificata la sicurezza dell'intero impianto per quanto riguarda le esplosioni. Tutte le condizioni necessarie a garantire protezione contro le esplosioni sono mantenute. La verifica del mantenimento di dette condizioni è effettuata da persone che, per la loro esperienza e formazione professionale, sono competenti nel campo della protezione contro le esplosioni.
2.9. Qualora risulti necessario dalla valutazione del rischio:
a) deve essere possibile, quando una interruzione di energia elettrica può dar luogo a rischi supplementari, assicurare la continuità del funzionamento in sicurezza degli apparecchi e dei sistemi di protezione, indipendentemente dal resto dell'impianto in caso della predetta interruzione;
b) gli apparecchi e sistemi di protezione a funzionamento automatico che si discostano dalle condizioni di funzionamento previste devono poter essere disinserite manualmente, purché ciò non comprometta la sicurezza. Questo tipo di interventi deve essere eseguito solo da personale competente;
c) in caso di arresto di emergenza, l'energia accumulata deve essere dissipata nel modo più rapido e sicuro possibile o isolata in modo da non costituire più una fonte di pericolo.
2.10. Nel caso di impiego di esplosivi è consentito, nella zona 0 o zona 20 solo l'uso di esplosivi di sicurezza antigrisutosi, dichiarati tali dal fabbricante e classificati nell'elenco di cui agli articoli 42 e 43 del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1956, n. 320. L'accensione delle mine deve essere fatta elettricamente dall'esterno. Tutto il personale deve essere fatto uscire dal sotterraneo durante la fase di accensione delle mine.
2.11. Qualora venga rilevata in qualsiasi luogo sotterraneo una concentrazione di gas infiammabile o esplodente superiore all'1 per cento in volume rispetto all'aria, con tendenza all'aumento, e non sia possibile, mediante la ventilazione o con altri mezzi idonei, evitare l'aumento della percentuale dei gas oltre il limite sopraindicato, lutto il personale deve essere fatto sollecitamente uscire dal sotterraneo. Analogo provvedimento deve essere adottato in caso di irruzione massiva di gas.
2.12. Qualora non sia possibile assicurare le condizioni di sicurezza previste dal punto precedente possono essere eseguiti in sotterraneo solo i lavori strettamente necessari per bonificare l'ambiente dal gas e quelli indispensabili e indifferibili per ripristinare la stabilità delle armature degli scavi.
Detti lavori devono essere affidati a personale esperto numericamente limitato, provvisto dei necessari mezzi di protezione, comprendenti in ogni caso l'autoprotettore, i quali non devono essere prelevati dalla dotazione prevista dall'articolo 101 del decreto del Presidente della Repubblica n. 320 del 1956 per le squadre di salvataggio.

B. CRITERI PER LA SCELTA DEGLI APPARECCHI E DEI SISTEMI DI PROTEZIONE.

Qualora il documento sulla protezione contro le esplosioni basato sulla valutazione del rischio non preveda altrimenti, in tutte le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive sono impiegati apparecchi e sistemi di protezione conformi alle categorie di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 126.
In particolare, in tali aree sono impiegate le seguenti categorie di apparecchi, purché adatti, a seconda dei casi, a gas, vapori o nebbie e/o polveri:
- nella zona 0 o nella zona 20, apparecchi di categoria 1;
- nella zona 1 o nella zona 21, apparecchi di categoria lodi categoria 2;
- nella zona 2 o nella zona 22, apparecchi di categoria 1, 2 o 3.


ALLEGATO LI
(articolo 293, comma 3)

SEGNALE DI AVVERTIMENTO PER INDICARE LE AREE IN CUI POSSONO FORMARSI ATMOSFERE ESPLOSIVE
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